Baby Frollino

 In News

«Nella confusione totale si presentò a comprare i biscotti anche Giulia; sì, proprio lei. Elisa e Giulia si abbracciarono forte, un po’ come prima Jacopo e Gian-Luca, ma Giulia non trattenne le lacrime. Voleva viverlo diversamente questo giorno.  Non si dava pace neanche Elisa e per calmarla, ma convita di quanto stava per dirle, le sussurrò all’orecchio: “Stai tranquilla, tutto si sistemerà e tornerà presto il sole nella vostra vita.”»

Per chi ha avuto il piacere, spero il piacere, di leggere la mia prima pubblicazione ‘Frolla biografia di un sogno (per chi non lo ha ancora fatto, direi che c’è da recuperare il tempo perso e mettersi subito sotto con la lettura) eravamo rimasti a questo punto nella storia d’amore tra Jacopo e Giulia.

E come in una telenovela che si rispetti, o meglio come in ogni reality che si rispetti (telenovela appartiene più al gergo datato della mia generazione) la storia d’amore tra i due ragazzi è fortunatamente continuata e anzi progredita sempre più.

Tanto che domenica 23 agosto 2020 alle ore 02:10 è nato il frutto di questa relazione, un bellissimo fagottino di 3,6 Kg di tenerezza, chiamato Natan (nome che deriva dal verbo ebraico che vuol dire “DARE“).

Mamma e papà sono super emozionati e felicissimi e con essi i neo nonni, i bis nonni, gli zii e tutta la community di Frolla. Tutti quanti infatti ci siamo stretti attorno a questa nuova e amata famiglia, pronti a far sentire loro tutto l’affetto e la vicinanza fondamentali in questi momenti.

Reputo però altrettanto importante lasciare dello spazio privato da dedicare esclusivamente alla loro nuova dimensione, riservare e preservare quell’intimità sacra, soprattutto agli albori di questa nuova avventura.

Mi piace così cogliere l’occasione non tanto per svelarvi le prime ore del piccolo Natan ma per parlare di maternità (e paternità), argomento tutt’altro che scontato e semplice da trattare, ma come diceva il grande Charles Bukowski se uno scrittore deve scrivere deve farlo solo di ciò che esce dall’anima come un razzo.

Ci sono infatti cose che non possiamo spiegare e il miracolo della vita è sicuramente una di queste. È un’esperienza talmente meravigliosa che non esistono parole adatte.

Si capisce solo che la vita è un grande mistero e bisogna prenderlo così com’è, la cosa che fa più impressione al mondo è proprio la vita che va avanti nonostante tutto.

Non si capisce come faccia a resistere, a durare così nel tempo. Nessuno lo ha mai capito, perché la vita è molto più di quello che possiamo capire noi, e proprio per questo forse resiste.

Se la vita infatti fosse solo quello che capiamo noi, sarebbe finita da tanto tempo. Così recitava Benigni in un suo monologo ipnotizzante sull’amore.

Dopo questa doverosa premessa, nel corso degli anni, le esperienze dirette ed indiritte vissute mi impongono di trattare il tema con la delicatezza necessaria per non ferire le tante persone che vi si approcciano e dai mille diversi esiti.

C’è chi per esempio non può più procreare non per propria scelta ma per motivi di salute, chi ha deciso che la propria realizzazione non debba ruotare esclusivamente intorno al matrimonio e ai figli, tanto che alcune donne scelgono di non averne.

Per altri invece, il figlio tanto desiderato non arriva e allora si può decidere, tra mille difficoltà, di rivolgersi all’adozione o alla procreazione medicalmente assistita per cercare di averlo.

Una donna su sei sperimenta la dolorosa esperienza di perdere un bambino nel corso della gravidanza, durante il parto o dopo la nascita. Spesso, purtroppo, si tende a minimizzare il dolore della morte di un figlio non nato o appena nato, come se la sofferenza dovesse essere direttamente proporzionale al tempo passato insieme. Ma quando si perde un bambino, vengono a mancare anche progetti, desideri e aspirazioni.

In altri casi ancora, la maternità viene rimandata magari a causa di una relazione sentimentale instabile o di difficoltà economiche, almeno fino a quando il famigerato ‘orologio biologico’ non comincia a farsi sentire.

Le donne, dunque, possono decidere se e quando diventare madri, seguendo la loro intima motivazione e non più le convenzioni imposte dalla società. Tuttavia, questa libertà, che rappresenta certamente una conquista, è associata anche a maggiori pressioni e responsabilità.
Ci si aspetta che la donna affronti tutto con atteggiamento positivo e che sia capace di gestire da sola i cambiamenti, senza troppe ripercussioni sulla vita lavorativa, sociale e di coppia.
Ma tante pretese irrealistiche possono procurare un forte disagio.

Scherzandoci su, la situazione non è molto diversa da quella descritta da Angela Finocchiaro in un celebre sketch degli anni ’80 (https://youtu.be/g7j_mo0dqyY).

Nei miei 40 anni di vita, ho avuto modo di conoscere donne che rientrano in tutte le categorie sopra descritte, io per prima appartengo ad una di esse e ho potuto toccare con mano le relative sofferenze, paure ed ansie, tant’è che oggi non mi sento assolutamente di banalizzare il tema o di stigmatizzarlo.

La gravidanza, il parto e i primi mesi da neomamma non sono percorsi lineari e standardizzati, non esiste infatti un ideale al quale uniformarsi. Ogni donna ha il suo vissuto e la sua particolare esperienza e, in ogni caso, la maternità resta un cammino che richiede cura e consapevolezza.

Ora, per concludere, un piccolo spazio lo voglio dedicare a Giulia e a tutte le neomamme, o a quelle che lo diventeranno presto.

Essere madri è un gran casino!

Le poche o tante (dipende dai casi) certezze che abbiamo spariscono.

Non esiste un manuale che ci spiega come fare, si va un po’ a tentativi, alla ricerca del modo giusto per nostro figlio.

Le cose cambiano e anche i periodi più difficili passano ma non c’è nulla di male nel chiedere aiuto, anzi è importante imparare a farlo senza sentirsi in colpa per questo.

In tanti ti racconteranno come è la vita dopo un figlio, cosa cambia e cosa resta uguale. Ma forse la cosa più importante da dire in fondo è solo una: non cambia qualche cosa, cambi proprio tu… e lui con te!

Fidati di te stessa, segui l’istinto. Potrebbe sembrare un consiglio semplice, ma non è banale, come recita il celebre motto di Frolla. Ho sperimentato su me stessa e ascoltato tante storie di altre mamme e quando è stato seguito l’istinto non si è mai sbagliato.

‘Una madre lo sa’ di Concita De Gregorio è un libro bellissimo. Ti consiglio di leggerlo, magari tra una poppata e l’altra.

L’amore vero non misura, semplicemente dona. 

(Madre Teresa di Calcutta)

0
0

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca