<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Frolla</title>
	<atom:link href="https://frollalab.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://frollalab.it</link>
	<description>Microbiscottificio</description>
	<lastBuildDate>Wed, 06 Mar 2024 08:33:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1</generator>
	<item>
		<title>Libertà, ascolto, incontro (Giaconi Editore)</title>
		<link>https://frollalab.it/liberta-ascolto-incontro-giaconi-editore/</link>
					<comments>https://frollalab.it/liberta-ascolto-incontro-giaconi-editore/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2023 08:54:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://frollalab.it/?p=1053</guid>

					<description><![CDATA[Vi capita mai di pensare che le persone non si incontrano per caso? Io penso ci sia sempre una ragione, credo che le persone che incontriamo non arrivino mai a caso nella nostra vita. Alcune entrano per fornirci una lezione, altre sono un dono. Alcune entrano nella vita per metterci alla prova, alcune per usarci, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Vi capita mai di pensare che le persone non si incontrano per caso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io penso ci sia sempre una ragione, credo che le persone che incontriamo non arrivino mai a caso nella nostra vita. Alcune entrano per fornirci una lezione, altre sono un dono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune entrano nella vita per metterci alla prova, alcune per usarci, altre per insegnarci, altre per tirare fuori il meglio di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo orizzonte che incontro Simone Giaconi e nel giro di pochi anni si crea un rapporto che va oltre le collaborazioni editoriali e professionali, le nostre vite si intrecciano e ci riscopriamo al fianco nel portare avanti gli stessi ideali e valori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo di squali è bello poter raccontare della Giaconi editore, una bellissima e affermata realtà marchigiana,le cui doti principali sono competenza, onestà e un pizzico di follia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa che guida anche Frolla e una volta che queste due follie si sono incontrate, hanno generato quella scintilla che da allora ha continuato a bruciare magia e parole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conosciamo meglio questa storia con le parole dallo stesso protagonista, Simone Giaconi, nell’intervista in esclusiva per il Frolla blog.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ciao Simone, raccontaci chi è la GIACONI EDITORE, quando è nata e che cosa fa.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La GIACONI EDITORE è una casa editrice indipendente marchigiana, è nata nel 2010 con il suo primo romanzo. Quello che fa è cercare autori esordienti ed emergenti che abbiano come filo conduttore il racconto di una parte della nostra Regione, un personaggio, una storia, una leggenda, una tradizione, un animale caratteristico, insomma tutto quello che può essere una sfumatura della Regione Marche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Cosa vuol dire essere una casa editrice indipendente?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Essere casa editrice indipendente vuol dire avere una&nbsp;LIBERTA’&nbsp;nella scelta, non dare mai per scontato tutto ciò che ci viene proposto, non seguire le rigide regole del marketing, ma mettere un po’ di cuore in ogni proposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Qual è l’atteggiamento della GIACONI EDITORE nei confronti degli esordienti?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro atteggiamento nei confronti degli esordienti è quello dell’ASCOLTO. Quello che noi facciamo è proprio cercare autori esordienti ed emergenti ed indirizzarli, far capire loro che nel nostro mondo ci sono delle difficoltà ma anche delle prospettive, attraverso un percorso serio di crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni libro che si aggiunge è un mattoncino in questo cammino di crescita, mai nessuno nell’editoria riesce, a differenza di come spesso invece viene prospettato, a raggiungere subito il grande pubblico e anche in questo la casa editrice cerca di stare al fianco dei propri autori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come decidi che un manoscritto è degno di diventare ‘un libro GIACONI’?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta è fatta di solito in questo modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per prima cosa, naturalmente, il manoscritto che ci viene proposto deve contenere qualcosa che narri la Regione Marche da ogni suo punto di vista e la seconda metà della scelta viene fatta guardando negli occhi lo scrittore o la scrittrice, cercando di capire se dietro quello che viene proposto c’è una reale motivazione, anche nella fase di promozione del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi la motivazione dello scrittore e la bellezza e l’originalità del manoscritto sono i due ingredienti principali della scelta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ogni impresa vincente poggia su un’idea vincente o su una formula di successo. Qual è la ‘business idea’ della GIACONI?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La business idea è proprio quella di cercare di narrare un territorio poco conosciuto ai bambini, ai ragazzi, agli adulti ma anche ai turisti che raggiungono la nostra Regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’altra ambizione è quella di portare pian piano i libri di maggior valore in giro per l’Italia, far conoscere quindi quelle che sono storie marchigiane un po’ in giro, l’idea fondamentale è proprio quella di raccontare il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Raccontaci della nuova avventura della nuova libreria a Recanati ‘Piccola Libreria delle Marche’. Scelta coraggiosa e in contro tendenza rispetto al momento storico e al settore.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo inaugurato da poco la ‘Piccola Libreria delle Marche’ in centro a Recanati che, come dici tu, è sicuramente un’idea in contro tendenza rispetto a quello che si dice dell’editoria, cioè che tutto ormai viaggia e viaggerà sempre di più in rete e che si legge sempre meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà la nostra idea è quella di creare un punto di&nbsp;INCONTRO&nbsp;e di ascolto, dove turisti e lettori del nostro territorio possono usufruire anche di uno spazio fisico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo me, uno dei ruoli di un editore è proprio quello di creare spazi che possono generare momenti di incontro fra gli scrittori e i lettori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea quindi de la ‘Piccola Libreria delle Marche’ poggia su queste basi, speriamo sia anche un punto di visibilità importante per tutti gli autori della nostra casa editrice che conta diversi libri di narrativa, saggi su folklore e tradizioni, libri per ragazzi, albi illustrati, pubblicazioni di poesia, libri rari, guide turistiche, libri di cucina e tutte le variegate espressioni della creatività, della cultura e della storia del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>La Giaconi editore comunque non riesce a stare con le mani in mano e poco tempa fa ha aperto anche un parco letterario. Come funziona e dove si trova ‘Il Regno del Maz’?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Regno del Maz è un’oasi verde nella Valle dell’Infinito, nella campagna di Recanati, un parco letterario di quattro ettari dove organizziamo passeggiate letterarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passeggiate lungo un fiume, nel boso, negli ambienti tipici della campagna marchigiana leggendo storie che riguardano leggende, personaggi, strani animali delle Marche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi è un luogo dove il libro diventa animato e dove si fa conoscere ai bambini ed adulti le preziose e nascoste storie della nostra Regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Per chiudere il cerchio, vorrei chiederti come è stato l’incontro con Frolla e perché è diventato in poco tempo un rapporto stretto di collaborazione e amicizia?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro con Frolla è avvenuto grazie al passaparola tra comuni amici e questa idea da subito ci è sembrata davvero bella perchè, accanto all’idea lavorativa, c’era l’entusiasmo di chi ci ha proposto di narrare quella storia che allora era solo agli inizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà in pochissimo tempo Frolla è diventata una realtà conosciuta a livello nazionale ed internazionale e il rapporto si è consolidato perchè naturalmente era proprio quell’entusiasmo che si vedeva fin dal primo incontro, ha contagiato tutti e anche noi!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra la bontà di un biscotto e l’idea di scrivere storie, prima attraverso la biografia (Frolla biografia di un sogno) e poi attraverso il libro per bambini (Il Mondo Accanto), sono nate delle collaborazioni e amicizie che ormai sono indelebili. Ad esempio io ho voluto che Frolla fosse il gusto del giorno più importante della mia vita, il giorno del mio matrimonio, quindi insomma quelli di Frolla sono proprio CONTAGIOSI!</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frollalab.it/liberta-ascolto-incontro-giaconi-editore/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il coraggio di essere se stessi</title>
		<link>https://frollalab.it/il-coraggio-di-essere-se-stessi/</link>
					<comments>https://frollalab.it/il-coraggio-di-essere-se-stessi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 08:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://frollalab.it/?p=1056</guid>

					<description><![CDATA[Vi presento Sara Accorroni, classe ’85 di professione pasticciera. Oggi abita a Falconara Marittima, anche se nella sua vita ha fatto ben 10 traslochi. Si è diplomata nel 2004 all’alberghiero di Senigallia, già dal terzo anno ha iniziato a fare le stagioni alla Tenda Verde di Falconara, Ennio Mencarelli, il prioprietario era uno dei suoi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Vi presento Sara Accorroni, classe ’85 di professione pasticciera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi abita a Falconara Marittima, anche se nella sua vita ha fatto ben 10 traslochi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si è diplomata nel 2004 all’alberghiero di Senigallia, già dal terzo anno ha iniziato a fare le stagioni alla Tenda Verde di Falconara, Ennio Mencarelli, il prioprietario era uno dei suoi docenti, è stato quello che più di tutti probabilmente le ha trasmesso la passione per la pasticceria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se questa passione era stata già incanalata dalla nonna, ha vissuto infatti tutta l’infanzia in campagna e la domenica le insegnava a fare le tagliatelle fatte in casa, gli gnocchi e le castagnole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei fine settimana durante il periodo scolastico iniziò a fare esperienza anche nella pasticceria Picchio a Loreto perchè in realtà nel mondo della pasticceria è stato Marcozzi che le ha dato i primi insegnamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2011, decide di fare domanda come stagista presso l’accademia di Igino Massari a Brescia,&nbsp;<strong>CAST Alimenti,</strong>&nbsp;dove si andava per fare i corsi e imparare a fare i pasticcieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo neanche una settimana di stage, in cui Sara fa l’assistente dei docenti, si accorge di essere nel mondo dei balocchi, un intenso concentrato di conoscenze, tecniche, strumentazioni ad altissima professionalità e professionisti di spessore. Una piccola pillola che le fece aprire tutto un mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essendo una persona desiderosa di imparare e a cui piace quello che fa, rubava con gli occhi e le orecchie tutti i segreti del mestiere. Inoltre una volta terminata la giornata e il programma del corso, gli stagisti avevano l’opportunità di sperimentare e provare quello che avevano imparato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo un anno da stagista, in cui non si riposava mai, Sara diventa responsabile dei laboratori&nbsp;e in seguito&nbsp;assistente tecnico di direzione.&nbsp;Restò così all’interno della scuola per ben 4 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Definisce questa esperienza una importante fase di crescita dove ha iniziato ad avere le prime consapevolezze, capisce quello che veramente le piaceva fare e soprattutto come affrontarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha la possibilità, anche tramite Coldiretti e Slowfood, di approfondire il territorio Bresciano, le aziende agricole e i produttori locali che le hanno permesso di lavorare con prodotti di qualità del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accademia CAST è stato anche un bel trampolino per Sara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2012 Davide Comaschi, che ricopriva la carica di Campione Italiano, le chiese di fargli da assistente per i mondiali di cioccolateria, che funzionano proprio come quelli sportivi. Il World Chocolate Master si svolge a Parigi, ha un regolamento ben preciso e bisogna attenersi a questo. Questo vuol dire passare intere giornate a fare prove, test, per riuscire a fare i prodotti più buoni del Mondo, per vincere cioè la competizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo periodo è nata una bella amicizia e Sara ha potuto apprendere tantissimo da questa esperienza, una manualità e tecniche che le hanno permesso di fare un altro scalino nel mondo della pasticceria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole che rieccheggiano però con maggiore frequenza sono CONDIVISIONE e CONFRONTO, la chiave che Sara suggerisce di utilizzare soprattutto oggi che invece manca in questo mondo. “<em>Senza questo nessuno è nulla</em>” ripete più volte Sara “<em>con l’aiuto di ognuno invece si riesce a costruire qualcosa di bello.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E poi c’è sempre qualcuno che conosce qualcosa di diverso da te e da cui si può imparare, a qualsiasi livello. È questa la strada che ho sempre cercato di percorrere.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">A seguito di questa esperienza, Sara si vuole misurare in prima persona con un campionato del mondo e nel 2016 Sara decide di partecipare assieme a&nbsp;Bruno D’Angelis, al tempo anche lui borsista in accademia, al&nbsp;“<em>Mondial Des Arts Sucrés</em>&nbsp;2016” di Parigi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mondiale delle arti dello zucchero era stato istituito dai francesi per valorizzare la figura della donna in pasticceria; è tra i Mondiali più difficili nel campo della pasticceria perché si lavora per venti ore in due giorni. Si partecipa a coppia, uomo-donna: la scelta del tema è libera, ma si ha un regolamento da seguire dove ci sono specifiche dimensioni, materiali, ingredienti e pesi da rispettare e si devono realizzare quattro degustazioni e tre sculture artistiche commestibili: una in zucchero, una in cioccolato e una in pastigliaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo campionato l’Italia non aveva mai partecipato proprio perchè non si era mai creata una squadra di uomo-donna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parecchie volte Sara durante gli 8 mesi di prove pensa di abbandonare i preparativi ma non si lascia abbattare, in primis per lei stessa. Durante gli allenamenti Sara e Bruno non riescono mai a finire in tempo le varie prove tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà poi, merito dell’adrenalina e della voglia di arrivare, al concorso Sara e Bruno finiscono mezz’ora prima. Le loro creazioni si ispirarono al tema del mare, una sirena che usciva da una conchiglia realizzata con varie lavorazioni di zucchero (soffiato, tirato e colato) e un marlin con un granchio vicino di cioccolato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fortunamente per noi, l’italia arrivò prima e Sara divenne per sempre campionessa del mondo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quel momento la famiglia di Sara è stata super presente, anche se in realtà. soprattutto il padre. l’aveva sempre ostacolata o perlomeno non accettatta in questa suo desiderio di diventare pasticcera, credeva non fosse una professione per una donna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sara fu felicissima per l’obiettivo raggiunto, più per il percorso fatto che per l’obiettivo fine a se stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi che oggi, ogni volta che chiedono a Sara di presentarsi, le pesa un po’ doversi etichettare come campionessa del mondo, le sembra quasi brutto perchè si diventa schiavi di una etichetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo di squali, come quello della pasticceria, partecipare ad una competizione è molto rischioso, perchè se perdi sei lo sfigato che ha perso, se vinci, stessa cosa, non ti puoi permettere mai più di poter essere leggermente meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sara però, grazie proprio a questo percorso di crescita, è ben consapevole del posto dove vuole stare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sara vorrebbe che nel suo lavoro non ci fossero differenze e cerca di impostarlo proprio come più le piace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrebbe un’impostazione diversa, che non ci fosse per esempio bisogno di lavorare 24 ore al giorno per dimostrare che solo così sei un vero pasticcere. Sara punta molto sull’organizzazione degli spazi e sulla competenza, &nbsp;che permettono di raggiungere agli stessi obiettivi senza per forza farsi travolgere dal lavoro stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In più a Sara piace vivere la pasticceria a contatto con le persone, conoscendo direttamente i produttori in maniera libera, fuori da costrizioni legate a sponsorizzazioni, poter autonomante scegliere con chi collaborare, in base a metriche personali e non legate ad accordi commerciali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sara vuole trovare l’anima in tutte le collaborazioni che porta avanti, altrimenti preferisce andare altrove. Questo è il suo fil rouge e così si allontana dai lustrini e dalle luci fantastiche dei rifettori, perchè non è quello che le interessa veramente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due anni fa, tentò di aprire una sua pasticceria. Era qualcosa che aveva sempre voluto ma poi si rese conto (grazie al tempo che è dovuta stare ferma a causa del Covid) che in realtà non era neanche quello che desiderava veramente perchè si sarebbe chiusa a riccio e, siccome sarebbe stata in una zona di comfort, si sarebbe fermata lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capisce che in realtà è bello uscire fuori dal guscio ed è bello potersi esprime per come ci si sente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ama la contaminazione, ma solo con le cose che la fanno stare bene, quelle belle e pulite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ultimamente Sara decide anche di dedicarsi a se stessa, cosa che durante tutti questi anni di duro impegno e lavoro aveva sempre trascurato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche dal punto di vista sentimentale, dopo una relazione terminata dopo 11 anni, ha preferito non spendersi in relazioni importanti per paura di soffrire nuovamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il periodo legato al Covid, Sara ha cercato di approfondire certe dinamiche familiari, è andata un po’ alla ricerca, aiutatata anche da un percorso psicologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi Sara si sente molto più sollevata, quasi serena. La cosa che più le pesava era legata sicuramente al rapporto con il padre, oggi è cambiato il suo modo di approcciarsi all’argomento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come riassumeresti il tuo percorso?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho fatto tutta questa strada per avere le competenze necessarie ad essere una professionista a 360° ma poi per poter lavorare come piaceva a me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo della pasticceria c’è bisogno di una eticchetta per poter essere riconosciuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa chiave purtroppo mi si rifletteva anche nella vita privata, sono cresciuta sempre nell’ottica di dover dimostrare qualcosa, per poi avere in premio l’amore di mio padre, questo è stato sicuramente l’ingranaggio più grande da liberare: il riconoscere me stessa , riconoscermi per SARA e non per la camionessa del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come ti trovi a collaborare con Frolla?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ingraggio di Frolla sono perfettamente inserita proprio perchè Frolla è ‘semplicemente’ un posto dove puoi essere te stesso. Più bello di questo non c’è niente!</p>



<p class="wp-block-paragraph">È bello proprio il fatto che c’è un confronto, una condivisione, una collaborazione, capire i propri limiti e quelli dell’altro per valutare se insieme si possono afforntare e superare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando sono da Frolla, vedo la gioia di chi mi sta accanto e quando trasferisco qualcosa vedo che viene percepito nel modo giusto e questo mi rende felice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sento come un piccolo ingranaggio di una grande macchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come ti immagini in futuro?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra qualche anno vorrei vedermi così come oggi, non vorrei perdere questo fuoco che è davvero stimolante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piacerebbe vedermi in una relazione, magari con un figlio. Non credo perà che la vita sia una TO DO LIST, per cui se accadrà sarò molto felice altrimenti mi auguro di poter continuare con questa idea, questa forma, senza dovermi incastonare o chiudermi, perchè sarebbe un po’ una sconfitta rispetto a quello che sto facendo.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frollalab.it/il-coraggio-di-essere-se-stessi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Time for change</title>
		<link>https://frollalab.it/time-for-change/</link>
					<comments>https://frollalab.it/time-for-change/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 09:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://frollalab.it/?p=2166</guid>

					<description><![CDATA[In un mondo abituato ad avere tutto, subito e a prezzi ridicoli, Gaia Segattini risponde con la qualità. Quello che altrove viene presentato come un valore aggiunto, per lei è il punto di partenza. Nel 2018 fonda Knotwear, una linea di maglieria di altissima qualità con un’impronta green. “Knotwear” è un gioco di parole in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In un mondo abituato ad avere tutto, subito e a prezzi ridicoli, Gaia Segattini risponde con la qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che altrove viene presentato come un valore aggiunto, per lei è il punto di partenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2018 fonda Knotwear, una linea di maglieria di altissima qualità con un’impronta green.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Knotwear” è un gioco di parole in inglese tra “knot” nodo e “wear” indossare. La maglieria è infatti creata con filati annodati. Ma il nome crea curiosità perché suona come “not wear”, da non indossare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’intervista da leggere tutta d’un fiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chi vive le relazioni con rispetto e gentilezza perché solo insieme si può crescere.<br>A chi vuole dimostrare che è possibile fare impresa in maniera etica e sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chi sa che un sorriso e un saluto può cambiare la giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è Gaia Segattini e la storia del suo “Gaia Segattini, Knotwear”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il tuo modello imprenditoriale è assolutamente da raccontare perché non convenzionale e sostenibile, vorrei che iniziassi presentandoti, raccontaci di te. Qual è stato il percorso che ti ha portato ad essere quello che sei oggi?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Provo a raccontarti le principali tappe perché sono molto logorroica e faccio molta fatica a riassumere, però cercherò di farlo. Di formazione sono designer del mondo dell’abbigliamento, dove ho lavorato per circa 18 anni come consulente, principalmente come freelance per marchi di sportswear, streetwear e spesso marchi internazionali che avevano licenze per il mercato europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sono spesso confrontata con uffici stile di altri paesi e questo mi ha dato un’esperienza trasversale e mi ha permesso di conoscere persone di diversi luoghi, che avevano diverse necessità e con diversi immaginari.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quegli anni ho lavorato principalmente al campionario e alla ricerca delle tendenze, l’ho fatto sempre con molto piacere e ho avuto sempre l’idea, che mi contraddistingue anche adesso, di quanto il prodotto sia assolutamente collegato alla comunicazione anche di sé. Allora non era così scontato, stiamo parlando della fine degli anni ‘90.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho lavorato anche nella comunicazione facendo styling dei cataloghi o cercando le persone che venivano fotografate, sono stati anni in cui ho viaggiato anche tantissimo dal Giappone a Seul, dall’India all’America.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia esperienza si può dividere in tre vite, diciamo, anche se non sono chiaramente divisioni nette e questa è stata la mia prima parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda è cominciata a fine del 2008/2009 ed è durata per circa 10 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stata principalmente incentrata sul blogging e sulla divulgazione, avevo un blog chiamato “<strong><em>vendetta uncinetta</em></strong><strong><em>”</em></strong>; come vedi l’ironia fa da sempre parte di me e soprattutto la voglia di far sorridere le persone e di far passare dei concetti importanti e seri (e anche rivoluzionari) attraverso un approccio molto leggero, giocoso e divertente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sono occupata di micro tendenze, quelli erano gli anni in cui cominciava a esserci anche Internet un po’ più strutturato e usato per proposte di prodotti diversi che soddisfavano nicchie e non soltanto il mainstream. Facendo questo tipo di ricerche sono approdata al mio grande amore, l’<strong><em>artigianato</em></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era un periodo in cui ero un po’ delusa dal mondo della moda che era andato a produrre in toto all’estero e questo aveva allontanato chi faceva prodotti tessili; di fatto si facevano prodotti che erano assolutamente inutili e molto piatti, adatti a tutti e a nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sono così trovata a conoscere tutto il mondo delle autoproduzioni, la rinascita dell’artigianato, come strumento assolutamente contemporaneo di sostenibilità economica e di raggiungimento di un pubblico diverso, con un significato profondamente politico, etico e artistico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era anche un modo per svecchiare un certo tipo di immaginario tradizionale dell’artigianato e proporre un modello di business sano, perché anche se in miniatura, permetteva (e permette tutt’ora!) un controllo della filiera totale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò ha avuto veramente un impatto dirompente, seppur in piccolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono gli anni del portale Etsy, in cui tutti quelli che facevano questo tipo di piccole produzioni hanno dato un’opportunità diversa di fare produzione. Inoltre c’era una realtà concreta di sostenibilità economica perché chiaramente non è un caso che tutto nasce negli anni subito dopo la crisi del 2007, in cui molte persone si sono trovate senza lavoro o con in casa una persona che non aveva più lavoro, quindi c’era un forte bisogno che questa cosa portasse guadagno immediatamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è stato una grossa fortuna perché ha dato molta concretezza al tutto, ha permesso a tutti di dedicarcisi enormemente, non come hobby o secondo lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui ho cominciato a raccontare (per prima probabilmente in Italia) questo tipo di di attività, intervistando un miliardo di piccoli artigiani inizialmente esteri, poi piano piano anche italiani.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La terza parte invece nasce quando appunto sono riuscita a mettere in pratica tutto questo confronto, pensiero, overthinking continuo e soprattutto questa rete. Mettere a frutto tutto ciò in un progetto concreto è stato importante, cioè quello che volevo fare era provare a&nbsp;<strong><em>cambiare un po’ le cose dall’interno</em></strong>, cambiare il modo in cui si fa manifattura in tanti piccoli dettagli microscopici, a volte anche invisibili a chi guarda dall’esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’occasione si è presentata quando ho parlato per la prima volta, anche se già lo conoscevo, con quello che poi sarebbe diventato il mio socio, nonchè titolare di questo magnifico meraviglioso che sta nell’entroterra di Senigallia, da lì poi è nato tutto ecco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Mi è venuta in mente una cosa mentre parlavi Gaia: c’è stato un mai un momento in questa ultima fase, dove hai provare a cambiare le cose dall’interno, in cui hai pensato “beh forse sto sbagliando, hanno ragione loro, non sono sulla strada giusta” oppure hai avuto sempre risposte positive?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fortuna sempre la seconda. È un mondo talmente immobile e invisibile, specialmente al cliente finale, talmente dato per scontato che anche semplicemente farlo diventare visibile, dire ‘buongiorno a tutti’ ogni giorno, raccontare le persone dietro i prodotti, raccontare quello che si fa, pagare tutti massimo entro un mese, è una cosa rivoluzionaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ormai manca il buon senso e nell’invisibilità è chiaramente più facile il sopruso, il ricatto, è più facile il dar per scontate le cose e quindi devo dire che questo mio impegno mi ha dato sempre risposte buone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non faccio cose con effetti ‘WOW’, perché stancano e poi perché non sono proprio quel tipo di persona. Anche se non sembrerebbe, sono una persona che non si metterebbe mai al centro di un palcoscenico, però ho il fuoco dentro, sono talmente convinta delle cose che vedo e penso che sono queste che mi portano avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho provato a cambiare le dinamiche sulle tempistiche, sulla costruzione del prezzo, sul concetto di qualità reale e di vestibilità reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ecco quindi in maniera proprio esplicita quali sono i valori che stai portando avanti nella tua azienda o comunque che vuoi cercare di condividere?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora guarda, noi li abbiamo riassunti molto bene nel cambiamento di statuto che abbiamo fatto ad aprile scorso, quando siamo diventati società benefit.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essere&nbsp;<strong><em>società benefit</em></strong>&nbsp;infatti vuol dire infilare quelli che sono i tuoi valori nello statuto aziendale quindi agli obiettivi meramente economici, classici dello statuto tradizionale, ci sono quelli di impatto. Questa cosa non ti obbliga nessuno a farla ma al momento che viene messa nello statuto, quindi con la firma del notaio, questi obiettivi tu li devi rendicontare obbligatoriamente ogni anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro primo valore è l’utilizzo per la maggior parte possibile di&nbsp;filati di giacenza produttiva o rigenerati&nbsp;(nel 2021 eravamo all’80% ma sicuramente nel 2022 abbiamo migliorato), per la parte restante utilizziamo comunque filati di qualità italiana o biologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo valore è quello di sviluppare una&nbsp;filiera, il più corta possibile&nbsp;(in questo momento abbiamo una filiera di 70 km) e di supportare i piccolissimi produttori e subfornitori che spesso sono piccoli laboratori fatti anche da una persona sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È chiaro che se tu gli garantisci un lavoro continuo, seppur piccolo, contribuisci a far vivere queste realtà. Non stai a tirare troppo il prezzo, non li paghi chissà quando, ne supporti di fatto la sussistenza, anche questa sembra una cosa ovvia ma al momento non è assolutamente così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terzo è proprio la la&nbsp;collaborazione con realtà di valori simili sul territorio, come nel caso di Frolla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quarto infine è il fatto dell’avere&nbsp;le persone al centro, se metti una persona al centro (intendo sia i clienti finali che le persone che lavorano assieme), se tu vuoi bene a queste persone, non le sottopaghi, le saluti tutti i giorni, stai attento che non lavorino il sabato, ecc. di questi tempi stai facendo una rivoluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco questi sono i nostri valori principali, poi tutto il resto deriva da questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Visto che hai citato prima Frolla, ti chiederei come sei venuta a conoscenza di questa realtà e cos’è stato l’elemento che t’ha fatto pensare che con Frolla hai qualcosa in comune e che quindi potevi collaborare?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà Frolla la conosco veramente da un sacco di tempo, penso da quando è nata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ho conosciuta su Instagram (e già dice tutto, perchè siamo a 20Km di distanza, però spesso succede che realtà simili si incontrino sul digitale prima che sul territorio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse c’eravamo anche scritti però poi sai quelle cose che rimangono un po’ sospese, fino a quando ho incontrato Jacopo all’Ikea casualmente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra l’altro mi aspettavo una persona completamente diversa quando l’ho visto, cioè sinceramente ho visto un ragazzino, quella volta era proprio piccolo e poi da lì ci siamo visti diverse volte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha chiesto un po’ di consigli in quanto eravamo nel periodo del lockdown, ci siamo confrontati sull’importanza dell’avere un ecommerce, che lui aveva messo in piedi praticamente da solo, sull’importanza di vendere direttamente al cliente finale piuttosto che ai negozi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando poi Frolla ha fatto il primo crowdfunding, quello del furgone, (Frollabus NdR) io ero proprio felice di partecipare; è stata la prima volta in cui avevo dei soldi da poter donare che provenivano da un lavoro che avevo costruito io. Questa cosa è stata fortemente simbolica e mi ha veramente reso molto felice, il fatto di essere in grado finalmente di poter supportare sul serio dei progetti in cui credo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me è stata una cosa meravigliosa!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ho incontrato tutto il team Frolla altre volte e l’idea di fare delle cose insieme è nato un po’ alla volta, ci siamo trovati vicini come approccio digitale, umano e divertente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché quando si parla di imprenditoria c’è sempre una tale seriosità, se parli di sostenibilità etica un’altra seriosità allucinante, che sembra di dover fare una lezioncina dall’alto, e invece noi siamo veramente tosti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io dico sempre che questa mia caratteristica mi ha fatto raggiungere di più le persone però nello stesso tempo è la cosa che mi ha fatto più di tutto passare inosservata al mondo ufficiale, ancora più dell’essere donna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse le tre cose sono l’essere donna, l’aver cinquant’anni (perché se avevo 25 anni era un’altra storia) e il fatto di sorridere troppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa cosa spiazza perché poi venendo anche dal digitale sembra sempre che stia giocando, invece c’hai dietro delle bombe a mano di valori, di costruzione, di struttura.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così anche questo approccio molto scanzonato mi ha unito tantissimo a Frolla e abbiamo cominciato a sentirci più volte a settimana (spesso in orari allucinanti tra l’altro), proprio per per confrontarci ,ci scambiamo dritte su bandi, concorsi, opportunità, eccetera&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ho una curiosità che riguarda un po’ il fatto che hai sempre fatto tantissime interviste, quindi mi chiedevo se c’è una domanda che non ti è mai stata fatta e che invece ti piacerebbe ricevere.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oddio Elisa… non saprei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora quando mi chiedono “come ti vedi in futuro?” mi traumatizzano sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché questo è un tipo di lavoro, un po’ per come viene fatto da me, un po’ per il tempo in cui viviamo, in cui arrivare a domani è veramente difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passa sempre quella visione un po’ performante che devi essere ambizioso e competitivo che è una roba veramente irritante, perché spesso la ‘stronzaggine’ passa per competitività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ti dico poi nel mondo della moda, dove l’ego è pompatissimo, se sei semplicemente una persona che è fiera del proprio lavoro e fai un buon lavoro tutti i giorni, cosa c’è di male?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Hai progetti imminenti, novità che puoi svelarci?&nbsp;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ce ne sono un miliardo e mezzo, infatti ho la testa che mi fuma da due settimane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora dunque non posso essere tanto specifica perché vorrei rivelare un po’ alla volta, però stiamo scrivendo un progetto molto bello per partecipare a un bando importantissimo che speriamo ci includa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi la cosa che possiamo già cominciare a dire è che abbiamo finalmente la possibilità di avere uno spazio nostro, una&nbsp;<strong><em>casa</em></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo ormai talmente cresciuti che ne avevamo bisogno, la difficoltà è stata trovare uno spazio diverso che fosse però vicino al maglificio, perché io senza manifattura accanto non sono nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cioè se la mattina non non vedo tutti i ragazzi del maglificio non sto bene, gli voglio proprio bene, sono come una famiglia, mi viene da piangere mentre parlo, capisci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi non posso avere gli uffici a 100 km dalla produzione, quel modello lì mi fa orrore, che poi è anche causa della mancanza di comunicazione e di conseguenza della creazione di problemi e di sfruttamento. Quindi probabilmente qualcuno dall’alto ci ha guardando e ci ha fatto trovare questo spazio che è praticamente ad un metro dal maglificio, che prima non avevamo considerato perché era occupato ma ora si è liberato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà uno spazio in cui poter incontrare le persone e poi ci sarà il nostro magazzino finalmente, oltre ad uno spazio di vendita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno spazio in cui poter organizzare dei piccoli talk, delle tavole rotonde, degli incontri sulle tematiche della manifattura, dei distretti prodottivi, della sostenibilità d’impresa e nello stesso tempo legarci più avanti a una scuola per alcune fasi della maglieria e creare un archivio d’impresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le basi sono state messe e spero che quest’estate o in autunno riusciamo a partire, mi hanno già dato le chiavi quindi lo posso dire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io non so come ringraziarti Gaia!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio prossimo obiettivo sarà venire a prendere uno dei tuoi maglioni perché ora ne sento più che mai l’esigenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti ringrazio anche per non avere mai detto “sono orgogliosa”, hai sempre detto “sono felice”, “sono onorata” e questo denota quanto tu sia priva di ego anche se questo non vuol dire che sei insicura, tutt’altro!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie per questa importante testimonianza, grazie grazie grazie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Chi a cinquanta anni vede il mondo come lo vedeva quando ne aveva venti ha sprecato trenta anni della sua vita”.&nbsp; &nbsp; &nbsp; (Muhammad Alì)</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frollalab.it/time-for-change/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;elfo Ben</title>
		<link>https://frollalab.it/lelfo-ben/</link>
					<comments>https://frollalab.it/lelfo-ben/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 09:02:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://frollalab.it/?p=2169</guid>

					<description><![CDATA[Nessun periodo come quello che precede il Natale ci fa vivere l’esperienza dell’attesa. È un’attesa carica di gioia e di sensazioni positive&#160;ma a volte ci lasciamo prendere dalla frenesia dei preparativi e degli acquisti e finiamo con il contagiare anche i nostri bambini, trasmettendo loro un’idea sbagliata di questo magico momento dell’anno. Impegnati in una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nessun periodo come quello che precede il Natale ci fa vivere l’esperienza dell’attesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un’attesa carica di gioia e di sensazioni positive&nbsp;ma a volte ci lasciamo prendere dalla frenesia dei preparativi e degli acquisti e finiamo con il contagiare anche i nostri bambini, trasmettendo loro un’idea sbagliata di questo magico momento dell’anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Impegnati in una corsa contro il tempo, contiamo quanto manca all’arrivo, aprendo le finestrelle dei calendari dell’avvento ormai di ogni tipo, modello e colore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calendario di cui vi parlerò oggi è unico nel suo genere e sono sicura che se continuerete a leggere, scoprirete un mondo che è ancora sorprendentemente bello da vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono venuta a conoscenza di una associazione chiamata ‘Chi BEN comincia’ (andate anche voi a sbirciare il sito “chibencomincia.org”) e decido così di fare due chiacchere con Marco Meroni, il suo presidente e capirete presto il perchè.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ciao Marco e grazie per questo tempo che stai dedicando a questa intervista. Iniziamo subito. Raccontaci un po’ di come è nata, e soprattutto perchè, l’associazione ‘Chi BEN comincia’.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciao Elisa, mi presento. Sono Marco, il presidente dell’organizzazione no profit ‘Chi BEN comincia’, fondata insieme ad altri amici l’anno scorso dopo che avevamo presentato il primo anno il calendario dell’avvento dell’elfo BEN. Tutto è partito quasi per gioco, una cosa tra amici e poi il progetto ci è esploso letteralmente in mano, perchè è piaciuto davvero, tanto sia agli adulti che ai bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mission dell’associazione è quella di trasmettere i veri valori ai bambini, in primis quelli del Natale che, a pensarci bene poi, sono anche quelli della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto del calendario nasce addirittura l’anno prima, nel 2020, dalla mia necessità personale di insegnare ai miei figli i veri valori del Natale visto che li stavano un po’ perdendo e di questo periodo restavano solo i regali, i dolci, le sorprese e via dicendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non che volessi estirpare completamente queste abitudini però ho pensato che se riuscivo a trasmettere ai bambini qualcosa di valore, forse magari facevo del bene un po’ a tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Realizzato quindi il calendario dell’avvento, il primo anno, per i miei bambini (che hanno apprezzato molto), abbiamo deciso di lanciarlo in maniera un pochino più strutturata ed è così diventato una mega casetta con le letterine, con i video, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, sintetizzando, il concetto è quello di provare a trasmettere i veri valori della vita ai bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedi io ho un figlio disabile di 10 anni che crescerà in un mondo che adesso non mi piace molto e allora vorrei provare a “cambiarlo” e per farlo non posso pensare di cambiare le persone adulte, che ormai sono strutturate, posso rivolgermi però ai bambini in modo tale da spiegare le cose alla generazione futura, quella cioè che crescerà con lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">piuttosto delle lettere in cui si affrontano vari temi come la pace, l’inclusione, l’accettazione della diversità, la convivialità, il rispetto delle persone e così via.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginati una casetta realizzata con una bella struttura in cartonato.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://frollalab.it/wp-content/uploads/2022/12/elfo1.jpg" alt="" class="wp-image-6622"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il fil rouge è questo elfo chiamato BEN a cui babbo Natale ha incaricato di salvare il Natale e per fare ciò chiede aiuto ai bambini. Ogni giorno, aprendo la casella del giorno corrispondente, i bambini troveranno un aneddoto, una storia o un racconto legato all’argomento del giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi l’elfo dà un compito al bambino, come ad esempio dei lavoretti artistici o un semplice abbraccio, compiti non troppo &nbsp;impegnativi ma densi di significato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In abbinamento c’è anche la parola del giorno (come ad esempio, tolleranza, rispetto, dignità, ecc.) ed infine un QR code che inquadrandolo rimanda alla pagina Youtube del nostro canale, dove ci sono i video dell’elfo Ben, dei cortometraggi in cui si riprende il discorso della giornata in maniera un po’ ironica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Possiamo anticipare che anche Frolla avrà un ruolo. Puoi rivelarci qualcosa di più?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente! Quest’anno ho introdotto delle collaborazioni con alcune guest star, fra cui anche Frolla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frolla sarà collegata al tema delle tradizioni&nbsp; natalizie. L’elfo Ben suggerirà al bambino una tradizione natalizia e i nostri amici di Frolla insegneranno loro a fare un biscotto speciale per Natale, grazie ad un video di una ricetta realizzato proprio dai ragazzi di Frolla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci saranno anche altri personaggi speciali come Padre Giampaolo che è il responsabile di tutto l’Antoniano, ‘Il Pimpa ‘che è un artista di strada che va nelle aree di guerra a portare un sorriso ai bambini (adesso ad esempio è in Ucraina), Beppe Manno che è un famoso apicoltore, i cuori eroi, Piadino, e tanti altri personaggi correlati tutti ad un tema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’altra cosa che abbiamo aggiunto quest’anno sono 12 canzoni scritte dagli autori dello Zechino d’Oro per noi. Abbiamo cercato di rendere il più multimediale possibile il percorso, in modo tale da riuscire a raggiungere con toni e canali diversi tanti bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Quanti calendari avete venduto quest’anno?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo riusciti a distribuirne ben 3.800. È uno strumento che stanno utilizzando anche tante scuole, soprattutto nel nostro territorio (ndr. Como), già l’anno scorsco qualche scuola ci aveva seguito, ma quest’anno se ne sono aggiunte tante altre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei prossimi obiettivi è quello di raggiungere tutte le scuole della Lombardia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il desiderio è di riuscire a vendere decine di migliaia di copie per essere una valida alternativa a tutti i tradizionali calendari dell’avvento, con la speranza di riuscire a trovare qualche grande nome che ci supporti sia dal punto di vista della distribuzione, penso ad esempio ad una catena importante che sposi il progetto nell’intento di dare ai bambini qualcosa di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra cosa importante sarebbe quella di trovare un testimonial famoso che ci aiuti a dare ulteriore visibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come si fa ad avere il calendario?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi abbiamo sempre distribuito i calendari tramite i cosidetti ambasciatori che prendono gli ordini e li distribuiscono. Da quest’anno abbiamo anche una collaborazione con la ditta ‘Creativamente’ che produce e distribuisce giochi per bambini educativi e bellissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si sono innamorati del progetto e così ci hanno aiutato a produrlo e a creare anche i 3 giochi che si trovano all’interno del calendario. Ci hanno dato una grossa mano anche nella distribuzione tanto da coprire tutta l’Italia con oltre ben 250 negozi. Inoltre dal loro sito è possibile anche acquistarlo nell’ecommerce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’unico problema adesso potrebbe essere dato dalla disponibilità perchè è praticamente sold out in quasi tutti i punti vendita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il ricavo delle vendite del calendario a cosa è destinato?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è di ripagarsi delle spese vive per la realizzazione e poi tutto il resto quest’anno è destinato&nbsp; al progetto ‘Operazione Pane’ dell’Antoniano che sostiene le mense francescane in Italia e nel mondo e che ogni giorno accoglie chi ha perso tutto e ha bisogno di aiuto per ritrovare la speranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I frati di Operazione Pane lavorano ogni giorno per accogliere e aiutare chi è in difficoltà, offrendo un pasto caldo, una parola di conforto, un aiuto nelle spese quotidiane o quello che serve per trascorrere la notte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo ogni anno è quello di andare a supportare un progetto diverso, quest’anno le mense francescane dei poveri, l’anno prossimo… vedremo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea però non è quella di raccogliere fondi. Quello che noi vogliamo è portare i valori ai bambini, è quello il nostro scopo. Vogliamo che le persone acquistino il nostro prodotto perchè è bello, tra l’altro ha anche una funzionalità pedagogica (è stato realizzato insieme anche a due educatrici professionali) per cui stiamo parlando di un percorso educativo vero e proprio. L’idea alla fine è quella di creare VALORE!</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://frollalab.it/wp-content/uploads/2022/12/elfo2-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-6624"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Quanto ha inciso il fatto di essere papà di un bambino con disabilità nell’apertuta dell’associazione? Pensi che l’avresti aperta comunque?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ah che bella domanda (ndr. ridiamo insieme per stemperare un po’). Mio figlio si è ammalato quando aveva 4 anni, fino a quell’età era un bambino normalissimo poi ha avuto un virus che lo ha reso tetraplegico e per respirare usa un respiratore. Ha la fortuna adesso, grazie alla tecnologia, di poter fare tante cose, tipo andare a scuola, suonare il pianoforte e tanto altro, però ovviamente per noi la vita è cambiata drasticamente. Ho sempre voluto apportare valore alla società, però la vita di tutti i giorni, la routine, la noia, e forse anche non capire il gran valore che c’è nella vita e nella famiglia, mi ha sempre portato a procrastinare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi è successa questa cosa a mio figlio e mi ha aperto un po’ gli occhi su quello che vuole dire fare oggi le cose. L’idea è stata quindi quella di lanciarsi in questa cosa, evitando di rimandare sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che certe cose sono insite in noi, è uno spirito che probabilmente si ha o non si ha, però sicuramente questa situazione ha accellerato il mio percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Grazie Marco e continua a volare in alto col tuo grande cuore e la tua splendida famiglia!</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non conta la durata della vita, ma la sua profondità</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>(Ralph Waldo Emerson)</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frollalab.it/lelfo-ben/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vi presento Riccardo ed Eleonora</title>
		<link>https://frollalab.it/vi-presento-riccardo-ed-eleonora/</link>
					<comments>https://frollalab.it/vi-presento-riccardo-ed-eleonora/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2022 09:47:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://frollalab.it/?p=2172</guid>

					<description><![CDATA[Lo staff di Frolla è semplicemente una FAMIGLIA. I ragazzi sono tutti amici e lavorano tutti con grande entusiasmo e spirito di sacrificio. La passione che riversano in questo lavoro è immensa e la simpatia che ne viene fuori è unica. In questo ultimo periodo la famiglia si è allargata ulteriormente e ho incontrato i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Lo staff di Frolla è semplicemente una FAMIGLIA. I ragazzi sono tutti amici e lavorano tutti con grande entusiasmo e spirito di sacrificio. La passione che riversano in questo lavoro è immensa e la simpatia che ne viene fuori è unica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo ultimo periodo la famiglia si è allargata ulteriormente e ho incontrato i due nuovi ragazzi, Riccardo ed Eleonora, che si sono lasciati intervistare in esclusiva per il blog di Frolla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eccoli a voi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come ti chiami?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. Riccardo</p>



<p class="wp-block-paragraph">E. Eleonora</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Quanti anni hai?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. 31 anni</p>



<p class="wp-block-paragraph">E. 24 anni</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Dove vivi e con chi?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. Ad Osimo (AN) con mia mamma e mia sorella Maria Chiara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E. Abito con i miei genitori a Polverigi (AN).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Che lavori hai fatto prima di arrivare da Frolla</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. Ho lavorato al Conad, sistemavo gli scaffali del supermercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E.&nbsp;Dopo aver finito l’Istituto Socio Sanitario a Chiaravalle, ho fatto un tirocinio di un anno presso una scuola materna a Polverigi, dove facevo le pulizie e aiutavo i bambini dopo il pranzo a tornare nelle classi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ho fatto un anno di servizio civile presso la casa di riposo Recanatesi ad Osimo. Qui avevo tante mansioni ma quella che mi piaceva di più era fare le video chiamate ospite-familiare, eravamo infatti proprio nel boom del Covid. Io aiutavo gli anziani a chiamare i propri familiari. Eravamo tutti bardati. È stato un periodo molto impegnativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Raccontaci di Frolla, cosa fai qui? Come ti trovi?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R.&nbsp;Io lavoro da Frolla tutti giorni dalle 8 alle 12. Poi vado a casa, pranzo e faccio un riposino. Qui mi trovo benissimo soprattutto con Jacopo e Gianluca e mi piace fare i biscotti. Ho legato molto anche con Andrea che è molto simpatico. Sono sereno. Ah un’ultima cosa… ci tengo a dire che per me il lavoro è molto importante!</p>



<p class="wp-block-paragraph">E. &nbsp;Lavoro qui da Luglio di quest’anno.&nbsp; Mi trovo molto bene, all’inizio ero un po’ spaesata perchè il gruppo era già molto unito e io ero arrivata per ultimo, però devo ammettere che in pochissimo tempo c’è stata una bella integrazione. All’inizio stavo in laboratorio ad imbustare i biscotti e mettevo le etichette, adesso lavoro anche al bar, dove faccio caffè e cappuccini e anche alla cassa. Inoltre ho imparato a fare le pergamene destinate alle bomboniere per gli eventi importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vado d’accordo con tutti i miei colleghi ma devo ammettere che c’è stato subito un ottimo feeling con Elisa. Ora siamo molto legate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Cosa fai nel tempo libero? Hai qualche hobby?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R.&nbsp;Quando non lavoro sto con mia mamma, suono la batteria, vado in bicicletta e monopattino. Faccio teatro (NdR Compagnia UBO Teatro) con Michele Salvatori, un caro amico e nell’ultimo spettacolo che abbiamo fatto c’era anche Tommaso Gargiulo, che lavora con me qui da Frolla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace disegnare, soprattutto colorare i mandala. Proprio oggi ne ho fatto uno e l’ho regalato a Gianluca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gioco a calcio nella squadra di Frolla e mi alleno con loro tutti i martedì. In passato ho fatto anche scout. Adesso partecipo alle uscite e alle attività del gruppo Raul Follerau di Castelfidardo, lì ho tanti amici e mi è dispiaciuto quando è morto il mio amico Emilio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E.&nbsp;Durante il tempo libero faccio 45 minuti di lezione online di palestra per ben 4 volte la settimana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adoro colorare i mandala e mi piace ascoltare la musica e leggere, ma quest’ultimo hobby va un po’ a periodi, insomma ho alti e bassi. L’ultimo libro che ho letto è stato proprio il tuo ‘Frolla biografia di un sogno’ e mi è piaciuto tantissimo. Magari il prossimo puoi scriverlo su noi ragazzi di Frolla (NdR prendo immediatamente nota).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Hai un desiderio che vorresti realizzare?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R.&nbsp;A casa so fare tutto, so cucinare, pulire, adesso sto imparando anche a fare la lavatrice da solo. Il prossimo passo che mi piacerebbe riuscire a fare è quello di venire al lavoro con l’autobus da solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E.&nbsp;Il primo desiderio è quello di continuare a lavorare da Frolla perchè lo reputo un lavoro vero! C’è in ballo un trasferimento di casa per il futuro, ma per adesso non ci voglio pensare e godermi il momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a questo mi piacerebbe avere più amicizie perchè in passato sono stata esclusa dai compagni di scuola e dagli amici d’infanzia a causa della mia diversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I lori occhi brillano di entusiasmo e genuinità e quando l’intervista finisce, con il sorriso sempre stampato in volto, sono felici di poter tornare al laboratorio per continuare il loro lavoro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un solo pensiero mi martella in testa… quante cose diamo per scontate!&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie davvero ragazzi e benvenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Assicurati di non fare mai meno del tuo meglio. (Walt Disney)</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frollalab.it/vi-presento-riccardo-ed-eleonora/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vacanze accessibili</title>
		<link>https://frollalab.it/vacanze-accessibili/</link>
					<comments>https://frollalab.it/vacanze-accessibili/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2022 07:26:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://frollalab.it/?p=2175</guid>

					<description><![CDATA[L’estate sta ahimè finendo ma godiamoci ancora qualche sprazzo grazie a Mirco che ci racconta la sua vacanza montanara. Ha infatti deciso di trascorrere ad agosto alcuni giorni in montagna, nella speranza di trovare un po’ di refrigerio. Chi ha una disabilità motoria come lui, deve pianificare bene qualsiasi viaggio voglia realizzare, perché non solo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’estate sta ahimè finendo ma godiamoci ancora qualche sprazzo grazie a Mirco che ci racconta la sua vacanza montanara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha infatti deciso di trascorrere ad agosto alcuni giorni in montagna, nella speranza di trovare un po’ di refrigerio. Chi ha una disabilità motoria come lui, deve pianificare bene qualsiasi viaggio voglia realizzare, perché non solo bisogna fare i conti con le sempre presenti barriere architettoniche, ma in alcuni casi bisogna munirsi degli ausili da viaggio, in base soprattutto alla meta che si vuole raggiunge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si deve anche valutare il corretto quantitativo di medicinali e dispositivi medici da prendere per evitare di passare qualche ora della propria vacanza in cerca di una farmacia che li abbia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti, indistintamente, sentiamo il bisogno dell’”incognito”, dell’esperienza “diversa”, di base c’è il desiderio profondo di cambiare strada e uscire dalla routine quotidiana spesso scandita dai limiti temporali, fisici, economici e mentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Mirco in particolare piace uscire dalla sua comfort zone appena è possibile!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così nel pianificare la vacanza, Mirco si inbatte casualmente in “Appennini for all”, un tour operator con sede in Abruzzo, ad Avezzano precisamente, che fa turismo ambientale, esperienziale e accessibile alle persone con disabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forniscono un prodotto turistico adatto sia ad una singola persona con disabilità, che alla sua famiglia o ai suoi accompagnatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mission di “Appennini for all” è quella di realizzare un servizio di turismo accessibile non a uso esclusivo delle persone con disabilità, ma facendo in modo che l’esperienza sia condivisa insieme agli altri. L’idea di Mirko Cipollone, fondatore di questa startup, è di rendere fruibile e accessibile a tutti un territorio, in particolare la montagna, che di base non lo è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è sicuramente l’idea più esclusiva del loro progetto, creare un pacchetto turistico su misura e farne un veicolo di inclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È ora di svecchiare quella visione per cui i servizi debbano essere offerti esclusivamente ad una tipologia di utenza piuttosto che ad un’altra, la passeggiata in montagna ne è un esempio: si parte tutti assieme grandi e piccoli, principianti o esperti, con le proprie gambe o con l’aiuto degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è possibile grazie alla joelette: una sorta di carrozzina con una ruota unica centrale e due aste con i manici alle estremità controllati da un accompagnatore posteriore e uno anteriore che garantiscono la stabilità e la spinta del mezzo. In caso di necessità possono venire in aiuto due o più persone, per garantire la sicurezza e l’incolumità di chi vi siede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lentezza della salita permette di gustare appieno i paesaggi e l’esperienza, è un altro modo per percepire più facilmente la solidarietà delle persone che faticano e si aiutano a vicenda, dandosi il cambio quando si è stanchi, pur di arrivare in cima tutti, seguendo il principio per cui nessuno deve essere lasciato indietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima tappa è stata Alba Fucens nel comune di Massa d’Albe, in Abruzzo. Su un’altura a circa mille metri di quota, nella cornice del maestoso&nbsp;Monte Velino, dove si ergono le rovine proprio di&nbsp;Alba Fucens, la città più antica d’Abruzzo, di cui rimangono le stupende vestigia di una storia millenaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al tramonto un concerto di musica dolce dal vivo ha fatto da cornice a questo bellissimo scenario. Altrettanto suggestivo il ritorno in notturna, illuminati dalle sole luci delle torce e dal silenzio della natura che li avvolgeva.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://frollalab.it/wp-content/uploads/2022/09/mirco1-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-5357"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda e ultima tappa è stata Aielli, un grazioso borgo medievale abruzzese che sorge a 1.021 metri di altitudine, nel cuore della Marsica. Ha trovato nuova linfa vitale a livello turistico grazie alla realizzazione di bellissime opere d’arte urbana e murales tra i vicoli e sulle facciate delle abitazioni del centro storico.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://frollalab.it/wp-content/uploads/2022/09/mirco-2-1.jpg" alt="" class="wp-image-5362"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Vista la piacevole e positiva esperienza estiva di Mirco, è bello poter segnalare (fortunamente) il proliferare di iniziative legate al turismo accessibile, come l’associazione Vera, nata con lo scopo di creare un cammino accessibile ed inclusivo in montagna, o in tutti i luoghi impervi, con l’ausilio della joelette e la guida cartacea di percorsi accessibili nella Regione Marche chiamata “Quattro passi con le ruote” scritta da Stefano Occhialini e Lara Lucchetti (ed. Giaconi editore).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Speriamo che la lista possa allungarsi sempre più e non doversi più meravigliare che anche le persone con disabilità non abbiano difficoltà nel reperire strutture e vacanze accessibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Ci sono uomini con una disabilità evidente, in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”<br></em><em>(Ezio Bosso)</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frollalab.it/vacanze-accessibili/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>My life</title>
		<link>https://frollalab.it/my-life/</link>
					<comments>https://frollalab.it/my-life/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 07:40:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://frollalab.it/?p=2178</guid>

					<description><![CDATA[“I veri esempi sono le persone che si trovano a dover affrontare le difficoltà che la vita di tanto in tanto impone e che vanno avanti comunque a testa alta, nell’anonimato” in sintesi questo per me è Mirco Pugnaloni.&#160; Un ragazzo unico, un professionista tenace, un amico presente che si racconta in una intervista preziosa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">“I veri esempi sono le persone che si trovano a dover affrontare le difficoltà che la vita di tanto in tanto impone e che vanno avanti comunque a testa alta, nell’anonimato” in sintesi questo per me è Mirco Pugnaloni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ragazzo unico, un professionista tenace, un amico presente che si racconta in una intervista preziosa ed imperdibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ciao Mirco, da che età ti trovi a vivere su una sedia a rotelle?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia disabilità motoria è sopraggiunta in maniera fulminea e accidentale il 24 aprile 2013, all’età di 28 anni a causa di un incidente stradale, nel quale ho riportato una lesione del midollo spinale all’altezza delle vertebre cervicali. Nello specifico, si tratta di una tetraplegia che oltre a paralizzare gli arti inferiori, ha compromesso significativamente anche gli arti superiori, in particolare la mobilità delle mani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo evento inatteso ha stravolto la mia vita e mi ha posto nella condizione di dover affrontare un doppio trauma: uno fisico e l’altro psicologico. Il primo legato alla mia nuova mobilità e all’immediata ricerca di nuove tecniche e adattamenti per imparare a vivere in carrozzina e far fronte alle esigenze della quotidianità, il secondo, più complesso, legato alla mia ricollocazione nella società.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Da quel momento quindi che tipo di percorso hai dovuto sostenere?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante il mio ricovero in ospedale, appena ci furono le condizioni per iniziare la riabilitazione psicofisica, ci attivammo col personale medico per affrontare questo lungo e tortuoso percorso così soggettivo e diverso da paziente a paziente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va detto che la vera riabilitazione, con la erre maiuscola, l’ho fatta quotidianamente una volta ritornato a vivere nel mio ambiente, al di fuori delle mura dell’ospedale o del centro riabilitativo, scontrandomi con le difficoltà e trovandomi delle alternative o delle opportunità. Si è trattato di mettere a frutto le nuove abilità raggiunte grazie al percorso riabilitativo tecnico per potenziarle, modificarle, al fine di tornare padrone della mia esistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come è cambiata la tua vita?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Avendo perso completamente l’autosufficienza sono tornato a vivere con i miei genitori, che, per mia fortuna, avevano ristrutturato il piano terra ed il garage di casa per far sì che potessi tornare ad abitare con loro. Ero rimasto senza lavoro, senza la patente ed un mezzo adeguato da guidare ma avevo ancora la ricchezza più grande dalla mia: la famiglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche amico lentamente si allontanò, probabilmente per fuggire dalla mia situazione di dolore; è nella natura dell’essere umano allontanarsi da ciò che fa male o impaurisce (come una disabilità molto evidente), è un meccanismo di protezione e, per certi versi, comprensibile. A volte me lo chiedo: cosa avrei fatto io se un mio amico fosse finito in sedia a rotelle? Come avrei reagito?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come succede spesso in queste situazioni, ci furono degli addii, il più difficile da superare fu sicuramente tra me e la fidanzata dell’epoca, nonostante avessimo attraversato insieme la tempesta perfetta che si era abbattuta sulle nostre vite. L’impatto di quegli eventi sulla nostra relazione fu devastante e certamente mancavano delle basi solide nella coppia in grado di reggere a quella forza d’urto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimane il fatto che potei contare sulla mia perseveranza e sul supporto della famiglia, dei miei genitori, Silvano e Ivana, e di mia sorella Irene che tutt’ora sono i miei punti di riferimento. Sono stati fondamentali perché non mi hanno fatto mai mancare il loro amore incondizionato, dimostrandosi disposti a tutto pur di aiutarmi a tornare a vivere appieno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Quali sono stati gli i momenti che hanno segnato questa nuova vita?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Insieme alla mia famiglia abbiamo vissuto le varie fasi di questa nuova condizione ed il ritorno alla normalità fatto di piccoli e grandi traguardi raggiunti: l’iscrizione all’Università ed il conseguimento di 2 lauree alla facoltà di Economia di Ancona, il conseguimento della patente speciale, la partecipazione a convegni regionali e nazionali in ambito sociosanitario, l’incontro col Presidente Mattarella al Quirinale; ma anche i momenti più dolorosi legati agli interventi chirurgici e ai ricoveri ospedalieri avvenuti negli anni successivi, alle problematiche dettate dalla lesione spinale, i ripetuti, quanto frustranti ,tira e molla con le autorità sanitarie per la prescrizione degli ausili necessari ed i momenti di solitudine forzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Che cosa e chi sono stati importanti in questo percorso?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente i miei familiari che quotidianamente compensano i miei deficit: mi aiutano a vestirmi la mattina, nella preparazione dei pasti, per fare la doccia e ritirarmi a letto la sera. Sono fondamentali e mi garantiscono una buona qualità della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra finalità importante della riabilitazione, in questi casi, è di riallacciare i fili col passato e creare un ponte tra la persona divenuta disabile, in carrozzina, e la persona di prima con il suo precedente stile di vita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo percorso per me, come per tutti, è stato pieno di insidie, perché partendo dal “chi ero” e facendo i conti col “chi sono adesso” avrei dovuto individuare delle risposte sul “chi sarò”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Quali erano le preoccupazioni più grandi che avevi?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi sarei potuto diventare? Cosa avrei potuto fare? Mi sono diplomato nel 2003 all’istituto alberghiero di Loreto e fin da subito, convinto dei miei mezzi e della scelta fatta, avevo intrapreso la carriera professionale nel settore della ristorazione come cuoco, con esperienze importanti in ristoranti ed alberghi della regione e con brevi esperienze all’estero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivato a 28 anni, dopo l’incidente, come sarei potuto tornare “operativo” non potendo più camminare né tantomeno utilizzare le mani? Come sarei potuto tornare a fare il cuoco avendo perso la manualità, un aspetto fondamentale per un cuoco? Quale ristoratore o albergatore mi avrebbe assunto di nuovo per ricoprire il ruolo di chef?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A dire il vero, inizialmente mi ero riavvicinato al mondo della ristorazione tramite le amicizie e gli ex colleghi ma con scarsi risultati: purtroppo non ci sono cucine adatte per uno chef in carrozzina, né tantomeno l’attrezzatura adeguata a lavorarci (è necessario costruirsela su misura o adattarne una già esistente).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, tra le varie problematiche causate dalla lesione midollare ce n’è una che impedisce di gran lunga l’esposizione alle alte temperature delle cucine di alberghi e ristoranti: il controllo della termoregolazione alterata, che nel mio caso comporta una sudorazione quasi assente e di conseguenza una maggiore difficoltà per l’organismo a raffreddarsi abbinata a difficoltà respiratorie. Un problema non da poco per una qualsiasi persona che vuole lavorare in cucina.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come sei venuto a conoscenza di Frolla?&nbsp;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Casualmente, sul finire dell’estate 2018, navigando su Facebook mi capitò di leggere alcuni post relativi a Frolla (che aveva inaugurato i suoi locali di San Paterniano solo qualche mese prima, a maggio) e decisi di scrivere a Jacopo su Messenger per saperne di più e poterci incontrare. Si dimostrò da subito molto disponibile e fissammo un appuntamento, al quale mi presentai col curriculum in mano e con fare molto professionale, ma in realtà quell’incontro divenne una chiacchierata informale tra due ragazzi con percorsi di vita differenti e al tempo stesso accomunati dall’entusiasmo e dalla voglia di fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Cosa ti ha fatto capire che Frolla poteva entrare a far parte della tua vita?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando per la prima volta sono entrato nel laboratorio per prendere le misure e capire come avrei potuto lavorarci, ho constatato che il tavolo per le lavorazioni era troppo alto e non sarei riuscito a lavorare per più di mezz’ora in quella posizione. La muscolatura delle spalle và preservata, specie per chi si muove in carrozzina. Senza troppi indugi Jacopo e Gianluca, aiutati nella realizzazione da un falegname di fiducia, in men che non si dica, mi fecero trovare una pedana in legno realizzata su misura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo gesto è stato fondamentale per capire il valore delle persone con cui mi trovavo a lavorare, non hanno esitato per un solo minuto a trovare la soluzione al mio problema, soprattutto perché era talmente semplice, da non richiedere chissà quale sforzo. Eppure, per alcune persone con le quali mi ero confrontato in precedenza, questa soluzione non sembrava tanto banale da realizzare ed erano apparsi titubanti su un mio possibile reimpiego tra i fornelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Iniziò così la mia nuova avventura al microbiscottificio Frolla!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come è proseguito il tuo impegno nella cooperativa?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’avvicinarsi del Natale, aumentava la mole di lavoro, cosicché erano sempre più frequenti le giornate trascorse in laboratorio. In quel periodo, stavo frequentando il primo semestre del secondo anno del corso di Laurea magistrale in Economia e management ad Ancona, ma nonostante gli innumerevoli impegni, mi sentivo pieno di energie e di stimoli: ero ritornato a lavorare negli ambienti a me più cari, ero tornato a sporcarmi le mani con un’attività manuale che dopo l’incidente, mai avrei immaginato di riprendere! Con l’aiuto di alcuni ausili e con qualche astuzia del mestiere ero riuscito ed essere uno di loro, un creatore di biscotti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">D’altronde i biscotti grazie alla loro semplicità di realizzazione, hanno reso possibile il mio reinserimento: utilizzando degli stampini e la piccola attrezzatura a disposizione ero in grado di produrre e insacchettare le varie tipologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Che cosa ti ha spinto a diventare socio di Frolla?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Al ritorno dal riposo delle festività la cooperativa Frolla nacque formalmente con atto notarile, in un freddo pomeriggio di gennaio. Decisi di entrare a far parte della società, in qualità di socio, perché ho creduto fortemente nel progetto e nella visione globale degli startupper Jacopo e Gianluca e degli altri soci. In primis, mi sono sentito accolto come mai mi era capitato prima; il gruppo di lavoro, eterogeneo, faceva delle nostre diversità un punto di forza e da collante per lavorare uniti, un modo per riavere un’occupazione costante, con i nostri doveri e le nostre responsabilità, ma anche momenti più spensierati e conviviali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lavorare con gli altri, ognuno con le proprie difficoltà, ha fatto in modo che i limiti di ognuno fossero superati grazie alla collaborazione. Per me alcuni colleghi/e sono state le mie mani e le mie gambe guidati dalla mia testa, dai miei consigli frutto della mia esperienza pregressa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che queste attività abbiano aiutato sia me che gli altri, dei piccoli gesti che ci hanno fatto crescere umanamente e professionalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come il lavoro può diventare un elemento fondamentale della vita di ciascuno?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La parte rigeneratrice del lavoro è proprio quando crea una dipendenza “sana”, intesa come una spinta propositiva in grado di accendere la voglia di alzarsi la mattina per recarsi al lavoro e condividere il proprio tempo con i colleghi, creare i biscotti e gli altri prodotti da forno con le proprie mani, confrontarsi, prestando attenzione alle proprie azioni e agli altri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un tipo di percorso riabilitativo molto funzionale, basti pensare ai numerevoli benefici riconosciuti alla cooking therapy (cucinaterapia) per svariate patologie cliniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come sei riuscito ad affrontare questa nuova condizione di vita?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Finalmente sono riuscito a fare ciò che mi è sempre piaciuto, ritornare in una cucina, o meglio, in un laboratorio di pasticceria, a fare un lavoro che mi gratifica e sono contento di farlo ad un ritmo sostenibile, senza competizione né affanni, con un gruppo di persone coeso e soddisfatto del proprio operato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa nuova dimensione lavorativa mi ha dato più stabilità e sicurezza, è anche grazie a Frolla se sono riuscito a fare entrare l’energia in un volano virtuoso che poi trasmetto agli altri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, non ho dimenticato gli anni difficili, i mesi, le settimane di attesa e speranza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo quando venivano a trovarmi parenti ed amici in ospedale: ero sdraiato, impotente, non riuscivo a muovermi, ero arrabbiato col mondo intero.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Loro, per tutta risposta, mi dicevano: “vedrai che passerà! Porta pazienza, tutto si sistemerà”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i miei sentimenti erano un mix d’impotenza, delusione e senso di sconfitta perché non è vero che tutto passa, o perlomeno non è stato così per me. Per riuscirci mi sono sforzato moltissimo, cercando di non cedere ai sentimenti negativi, convogliando le energie verso obiettivi e progetti raggiungibili con le capacità che mi erano rimaste e distogliendo l’attenzione da ciò che avevo perso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora rivesto un ruolo più “manageriale”, collaboro allo sviluppo dei nuovi progetti, mi dedico alle attività relazionali partecipando ad incontri informativi rivolti ai vari stakeholder del territorio (scuole, associazioni di volontariato, aziende private, ecc.), ma appena ne ho modo, torno volentieri a fare i biscotti insieme ai colleghi!</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frollalab.it/my-life/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È davvero possibile trasformare una passione in un lavoro?</title>
		<link>https://frollalab.it/e-davvero-possibile-trasformare-una-passione-in-un-lavoro/</link>
					<comments>https://frollalab.it/e-davvero-possibile-trasformare-una-passione-in-un-lavoro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 08:14:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://frollalab.it/?p=1060</guid>

					<description><![CDATA[Chiunque si è fatto questa domanda almeno una volta nella vita. Quello di trovare la propria strada non è più un problema solo di chi è all’inizio della propria carriera. La crisi economica, il clima politico incerto e i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro spingono sempre più persone a reinventarsi, anche quelle che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chiunque si è fatto questa domanda almeno una volta nella vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello di trovare la propria strada non è più un problema solo di chi è all’inizio della propria carriera. La crisi economica, il clima politico incerto e i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro spingono sempre più persone a reinventarsi, anche quelle che la loro carriera lavorativa l’hanno iniziata anni fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre più spesso questa esigenza di cambiamento è il frutto di una spinta interna, trovare la propria passione e trasformarla in un lavoro per vivere più felici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Faccio due chiacchiere con un amico di Frolla, un artista, un ragazzo che appunto ha fatto del proprio talento il suo lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Signori e signore, frollini e frolline vi presento Danilo Petraccini, in arte NILO.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ciao Nilo,</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>dopo questa presentazione in stile hollywodiana, raccontaci un po’ più concretamente di te.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lavoro in un negozio a Sirolo insieme al mio amico e titolare Marco. Qui vendo sia la mia parte artistica come quadri, legni presi al mare e dipinti, la mia linea di t-shirt che abbigliamento vario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi definisco un illustratore/artista o meglio cerco di essere un’artista. Piano piano cerco di evolvermi anche con i quadri che è una passione che ormai mi ha preso completamente, ma sono partito da semplici illustrazioni su carta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Questo tuo stile come è nato? È stata una evoluzione o ce lo hai avuto subito chiaro?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È stata una evoluzione anche se ho sempre cercato di mantenere il mio stile, ma nel tempo sono riuscito a creare dei personaggi con questa folta barba (soprannominati barboni) ed inserirli in contesti famosi o in ambienti dove sono praticamente cresciuto, come film, cartoni animati della mia generazione, piuttosto che cult odierni.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://frollalab.it/wp-content/uploads/2022/03/nilo-1.jpg" alt="" class="wp-image-4848"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Che scuola hai fatto?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho fatto geometri, quindi una formazione totalmente opposta. (NdR: si fa una bella risata)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però ho sempre avuto la passione per il disegno e man mano che il tempo passava ero sempre più stressato nel mio precedente lavoro e così ho ripreso la matita in mano e da lì è iniziato questo nuovo percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È partito tutto senza secondi fini, disegnavo solo per il gusto di fare qualcosa che mi piaceva fare, che mi rilassava e poi è sfociato tutto a dove sono oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi vergono quasi a dirlo, perchè credo sia un po’ il sogno di tutti, ma posso dire effettivamente che la mia passione è diventata il mio lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ti ha ispirato qualcuno o sei andato di fantasia?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Amo l’arte e sinceramente ho sempre cercato di prendere spunto dagli artisti che mi piacevano, ad esempio amo rappresentare quadri famosi come ‘L’ultima cena’ di Leonardo o ‘Guernica’ di Picasso riviste però dal mio punto di vista, sempre cioè con il mio stile. Posso quindi affermare che sì, ci sono vari artisti che mi hanno un po’ caratterizzato.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://frollalab.it/wp-content/uploads/2022/03/nilo-2.jpg" alt="" class="wp-image-4851"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Se non avessi fatto l’artista, cosa pensi avresti fatto? Il geometra?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mmmm bella domanda. Sì credo che avrei continuato a fare quello che facevo prima, ovvero il responsabile di uno show room di arredamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Hai dovuto fare sacrifici per arrivare dove sei adesso?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente per iniziare la nuova linea di t-shirt con le mie rappresentazioni a tema surf, balene, mare, ecc. &nbsp;ci siamo un po’ buttati. Abbiamo aperto questo negozio a Sirolo e siccome, fortunatamente, l’esperimento è andato bene, mi sono detto, “perchè no?!”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avevo 30 anni e ho deciso di intraprendere questa nuova avventura. Ho unito la passione del surf all’arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per vivere della mia passione sto ancora facendo dei sacrifici quello sicuramente. Non sono ancora riuscito ad essere completamente indipendentemente e a lavorare solo di questo. Quindi sì, sto ancora facendo dei sacrifici per cercare di farne un vero e proprio lavoro. Però ne è assolutamente valsa la candela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sto sicuramente bene e il livello della qualità della mia vita ha fatto un balzo in avanti, non posso chiedere di meglio e questo si vede in quello che faccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come ti vedi tra 10 anni?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mmm altra bella domanda, innanzitutto avrò 46 anni e quindi ormai mi vedo con una famiglia magari in un posto caldo e dove posso ‘surfare’ tutti i giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il tuo mestiere ha reso felici o infelici le persone intorno a te?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spero di non aver mai reso infelice qualcuno, è vero che tolgo del tempo agli amici, alla famiglia per isolarmi e disegnare ma mai nessuno me lo ha fatto pesare, anzi spesso mi hanno spronato a fare ancora di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Con Frolla, come è nata questa collaborazione?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oddio sai che non mi ricordo? Mi sembra di conoscervi da sempre. (NdR ridiamo insieme).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che Jacopo aveva visto i miei disegni da qualche parte e ci siamo incontrati una sera per fare due parole, mi ha spiegato il progetto e io gli ho lasciato carta bianca, nel senso che mi poteva chiedere qualsiasi cosa. Io mi sono trovato bene da subito con tutta la famiglia di Frolla e quindi ho sposato la causa immediatamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Anche l’ultima illustrazione dentro il diversamente bar è stata una tua risposta ad un loro desiderio?</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://frollalab.it/wp-content/uploads/2022/03/nilo-3.jpg" alt="" class="wp-image-4853"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sì assolutamente, anzi spero di aver soddisfatto le loro aspettative e che sia piaciuto a tutti. Soprattutto mi auguro che il disegno nel muro del Diversamente bar strappi un sorriso a tutte le persone che vi entreranno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Secondo te, perchè i tuoi personaggi, che sono sicuramente singolari, sono piaciuti così tanto?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sinceramente non lo so. Probabilmente è una cosa nuova e io tendenzialmente cerco di vedere le cose a mio modo e far sorridere chi guarda le mie opere. Mi piace però anche ironizzare molto su aspetti importanti, come quello della plastica, cercando di sensibilizzare le persone che vivono il mare attraverso le illustrazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tramite l’ironia cerco di far passare un messaggio importante e serio, ma senza essere pesante o noioso.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://frollalab.it/wp-content/uploads/2022/03/nilo-4-1024x525.jpg" alt="" class="wp-image-4855"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ultima domanda a bruciapelo, dimmi il tuo miglior pregio e il tuo miglior difetto?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono così testardo che potrebbe essere la risposta ad entrambe le domande. Perchè ho deciso di intraprendere questa strada e finchè non raggiungo il mio obiettivo non mollo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie mille Nilo e un consiglio a tutta la Community di Frolla, tenetelo d’occhio… poi non dite che non vi avevo avvisati.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frollalab.it/e-davvero-possibile-trasformare-una-passione-in-un-lavoro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fremente attesa</title>
		<link>https://frollalab.it/fremente-attesa/</link>
					<comments>https://frollalab.it/fremente-attesa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Feb 2022 08:33:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://frollalab.it/?p=2181</guid>

					<description><![CDATA[Siamo in trepidante attesa che su Italia Uno venga mandato in onda il servizio de ‘Le Iene’ sul Microbiscottificio Frolla.&#160; L’arte di saper aspettare rende tutto più bello e magico ma per non sfociare nel logoramento si è pensato di colmare questo buco con un nuovo artico del Frolla blog. Torna infatti, dopo una pausa, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Siamo in trepidante attesa che su Italia Uno venga mandato in onda il servizio de ‘Le Iene’ sul Microbiscottificio Frolla.&nbsp; L’arte di saper aspettare rende tutto più bello e magico ma per non sfociare nel logoramento si è pensato di colmare questo buco con un nuovo artico del Frolla blog.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Torna infatti, dopo una pausa, l’appuntamento con il Frolla blog e riparte proprio con una intervista alla bravissima e simpaticissima “Iena” che è venuta a trovarci da Frolla, la giornalista Alice Martinelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Grazie Alice di questa intervista, sappiamo tutti che il tempo è la risorsa più scarsa che abbiamo</em></strong>&nbsp;<strong><em>quindi davvero grazie per questo spazio che ci regali e andrei subito al sodo.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Partirei proprio dal motivo del nostro incontro, cioè Frolla, come hai conosciuto questa realtà? Come mai proprio loro per un servizio de Le Iene?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la redazione de Le Iene, stiamo lavorando al terzo servizio che si occupa di inclusione lavorativa. Abbiamo già fatto due servizi su questo tema che sono andati in onda a giugno e a novembre dell’anno scorso e siccome hanno avuto tanto riscontro e la tematica ci sembra importante, abbiamo deciso di farne un terzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel pensarlo, abbiamo cercato delle realtà che funzionassero veramente, nel senso che volevamo raccontare storie belle, televisivamente parlando, ma soprattutto concrete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che vorremmo far passare con questo servizio (e coi precedenti) è il fatto che queste realtà di inclusione non dovrebbero essere esperimenti ma buone pratiche, dato che sul territorio ce ne sono di valide. Cercare di esportarle e far sì che dal punto di vista nazionale, ci sia una possibilità per tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso di Frolla, Jacopo e Gianluca si sono rimboccati le maniche, hanno messo insieme le loro competenze e le loro passioni per realizzare questo progetto, oggi così bello e funzionante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, si parla ancora troppo spesso delle persone disabili con l’occhio di chi pensa – ‘oh poverini’, col pietismo insomma e ciò si rispecchia anche sul lavoro e su tutte le attività che riconosciamo per queste persone, come se bisognasse avere un occhio di riguardo. In realtà non è così, per capirci, i ragazzi che ho incontrato da Frolla sono lavoratori a tutti gli effetti. Ognuno lavora nei suoi modi e tempi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che Frolla, mi sembra, ci stia insegnando è che a tutti gli effetti si parla di impresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi tornando alla domanda, li ho conosciuti perché mi sono fatta dare una mano dalla nostra redattrice Anastasia e le ho detto – ‘Anastasia aiutami a cercare, fai un check online di quello che trovi e che pensi possa piacere’ – e lei mi ha mandato varie cose, tra cui Frolla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando le varie opzioni, Frolla mi è sembrata subito molto valida, il biscottificio mi ha letteralmente rapita, poi il pulmino (NdR Frollabus) è stato la ciliegina sulla torta e quindi abbiamo deciso di venire a conoscere le persone che ci lavorano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Una volta al biscottificio, le aspettative sono state rispettate?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, assolutamente sì. Tra l’altro non mi piace molto parlare di interviste perché quello che alla fine ho fatto è stato semplicemente passare del tempo insieme e conoscere le persone che poi saranno le protagoniste del nostro servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insieme non abbiamo fatto altro che fare… i biscotti!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anch’io ho tentato di fare del mio meglio, ma ammetto di averne probabilmente mangiati più di quanti prodotti (NdR: ridiamo insieme).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel primo servizio di giugno 2021, avevamo raccontato di una cooperativa sociale che aveva licenziato una serie di persone che lavoravano lì. Molte di queste persone con diverse disabilità ci raccontarono che però nel tempo le loro mansioni erano diventate sciocche, tipo strappare la carta. È ovvio che se tu metti una persona a strappare la carta, non parlerei tanto di inclusione, no? Non è gratificante e non essendo gratificato ovviamente non sei produttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una persona gratificata e soddisfatta del proprio lavoro è una persona che lavora bene! Sono concetti che come vedi valgono sempre, per qualsiasi realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi il messaggio che ci piacerebbe passare con Frolla è che ognuno ha le sue velleità (sia disabili che normodotati).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In passato ho intervistato Marino Bottà, il direttore generale dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro), una persona davvero intelligente e che conosce benissimo il mondo della disabilità. Mi ha raccontato un episodio capitato a lui. Gli chiesero infatti come poter inserire nel mondo del lavoro una persona sordo muta. Perché uno pensa che non sentendo, non parlando questa persona non riesca a fare nulla, ed invece Marino ci raccontava che le persone sordo mute hanno un carattere volitivo, sono molto caparbie e concentrate, quindi Marino diceva testualmente “è sempre un ottimo affare l’acquisto di un sordomuto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E la coincidenza ha voluto che da Frolla ho conosciuto Ileana, una ragazza sordomuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stata proprio una bella giornata, mi sono sentita accolta e l’atmosfera che si respirava era quasi magica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ragazzi ci hanno spiegato qual era il lavoro di ciascuno, i procedimenti, il funzionamento della macchina, dell’impastatrice, i tempi di attesa del forno, la stampante 3D (che secondo me è una cosa molto figa perché velocizza i tempi e può essere usata da chiunque). Insomma un esempio di vera inclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma a me è piaciuto davvero molto e spero che quando andrà in onda il servizio, il messaggio passi… anzi non è una speranza, ne sono sicura!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Raccontaci un po’ di te e della tua professione di giornalista.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono una giornalista professionista, iscritta all’albo, ho iniziato questo lavoro nella carta stampata, facendo cronaca al Secolo XIX (quotidiano di Genova) e coprendo alcune aree della città come corrispondente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ho iniziato a lavorare in televisione con Santoro, che mi ha scelto tra una lista di candidature dalla scuola di giornalismo. È stata la mia prima esperienza televisiva, ho fatto poi ‘Servizio Pubblico’ e ‘Anno 1’ sempre con Santoro, poi ‘In Onda’ e ‘La Gabbia’ su LA7 tutte le sere prima della prima serata. Dal 2017 sono a Le Iene. Questo, in breve, il mio percorso lavorativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Quindi ormai ti senti una Iena.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ma sono una Iena buona. (NdR: ridiamo insieme).</p>



<p class="wp-block-paragraph">‘Le Iene’ sono un bellissimo posto dove stare, perché puoi spaziare su servizi di diverso tipo. Magari in altre trasmissioni non avremmo potuto parlare di inclusione lavorativa dei disabili, semplicemente perché sono talk politici. Quindi si parla in base all’agenda politica della settimana, adesso ad esempio c’è il tema del Quirinale quindi sai dal punto di vista dei temi da trattare hai dei limiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece qua a ‘Le Iene’ hai molta libertà di proporre, di variare nei contenuti, di approfondire e così si fanno delle belle inchieste. Questo senza nulla togliere ai lavori che ho fatto prima, tutti sono stati passaggi di un percorso che mi ha portato dove sono ora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso sto molto bene dove sto, è un lavoro molto impegnativo ma mi diverto anche molto. Nonostante siamo in una TV privata, spesso i servizi sono di utilità pubblica, proprio come questo di Frolla.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>A proposito, qual è stato il servizio o i servizi che per varie ragioni non potrai mai dimenticare?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Devo essere sincera, ce ne sono minimo tre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo che mi viene in mente è stato breve però molto particolare. Abbiamo consegnato un pezzo di Parmigiano Reggiano al Segretario di Stato Americano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il servizio ha fatto il giro del mondo perché lui era in visita in Italia ed era il periodo in cui gli Stati Uniti stavano per mettere i dazi sulle esportazioni, per cui tutte le eccellenze italiane avrebbero avuto difficoltà ad essere esportate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così siamo andati a consegnare il Parmigiano durante un cerimoniale con Conte (l’allora Presidente del Consiglio) che si è un po’ arrabbiato. In realtà glielo volevamo consegnare perché convinti che se avesse assaggiato il formaggio non ne avrebbe fatto più a meno e quindi magari avrebbe rivisto la posizione sui dazi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro servizio che mi viene in mente che ha veramente fatto il botto è stato quello in cui abbiamo fatto arrestare un ginecologo di Bari di fama internazionale, attualmente sotto processo perché proponeva alle sue pazienti di avere rapporti sessuali con lui. Si professava vaccinato al Papilloma virus e di poter bonificare, quindi guarire, le donne che andavano a letto con lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è sicuramente un servizio che non dimenticherò mai, un po’ per la storia di queste donne, un po’ per l’incontro con lui che, ci saremmo aspettati, scappasse via quando sono entrata nella stanza dove lui stava per bonificare una paziente, ed invece è stato più di un’ora lì, cercando di convincermi della bontà di quello che proponeva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi abbiamo fatto arrestare un pedofilo, un adescatore di minorenni su segnalazione di una mamma che ci segnalò un signore anziano che su Instagram seguiva la figlia di 10 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Praticamente io mi sono sostituita alla bimba, che effettivamente si vedeva avesse 10 anni. Siamo andati dalla polizia dopo aver raccolto del materiale, mi mandava infatti le foto del pene, note vocali allusive e alla fine abbiamo fatto denuncia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi sono servizi importanti anche per il lavoro lungo che c’è stato dietro, mesi di lavoro che si porta avanti insieme magari ad altro. Ti senti anche un po’ responsabile di queste storie, faccio un lavoro dove non si può assolutamente prescindere dalla responsabilità nei confronti degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Volevo chiudere in stile Le Iene, chiedendoti le 3 caratteristiche che ti descrivono.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Aiuto, ora sono io in difficoltà… CURIOSA, TESTARDA e SOGNATRICE, ma potresti chiedere ai ragazzi di Frolla se sono d’accordo con me o hanno altri aggettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>(Confucio)</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frollalab.it/fremente-attesa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cittadini europei 2021</title>
		<link>https://frollalab.it/cittadini-europei-2021/</link>
					<comments>https://frollalab.it/cittadini-europei-2021/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 08:12:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://frollalab.it/?p=2184</guid>

					<description><![CDATA[Frolla è un sogno dentro tanti sogni, che le persone abbiano voce, che tutti possano avere modo di dimostrare le proprie abilità e non essere discriminati per i propri limiti. Frolla è un biscotto che crea inclusione ed entra nelle case di tutti per portare un messaggio o meglio per raccontare una storia che poi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Frolla è un sogno dentro tanti sogni,</p>



<p class="wp-block-paragraph">che le persone abbiano voce,</p>



<p class="wp-block-paragraph">che tutti possano avere modo di dimostrare le proprie abilità</p>



<p class="wp-block-paragraph">e non essere discriminati per i propri limiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frolla è un biscotto che crea inclusione ed entra nelle case di tutti</p>



<p class="wp-block-paragraph">per portare un messaggio o meglio per raccontare una storia</p>



<p class="wp-block-paragraph">che poi sono diventate tante storie,</p>



<p class="wp-block-paragraph">sì, di tutti quei ragazzi che si sono presi per mano e hanno iniziato questo cammino</p>



<p class="wp-block-paragraph">uno a fianco all’altro desiderosi di poter dimostrare,</p>



<p class="wp-block-paragraph">attraverso il lavoro, la loro dignità ed autonomia</p>



<p class="wp-block-paragraph">e così poter vivere la dimensione della Comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frolla è un progetto fatto di sorrisi,</p>



<p class="wp-block-paragraph">di idee e di condivisioni importanti,</p>



<p class="wp-block-paragraph">dove mettersi nei panni dell’altro è l’unica regola delle nostre</p>



<p class="wp-block-paragraph">giornate lavorative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frolla è una grande famiglia!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credere negli esseri umani,</p>



<p class="wp-block-paragraph">trasformare il limite in valore aggiunto,</p>



<p class="wp-block-paragraph">cambiare la percezione del possibile,</p>



<p class="wp-block-paragraph">vivere con il cuore aperto verso una società migliore,</p>



<p class="wp-block-paragraph">questa è la nostra anima,</p>



<p class="wp-block-paragraph">questa è l’anima dell’Europa che siamo fieri di poter rappresentare!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questo è il nostro intervento al Parlamento Europeo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide"/>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Frolla is a dream within many dreams.</p>



<p class="wp-block-paragraph">People can have their own voice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Everyone can have the opportunity to show their own skills without being discriminated because of own limitations.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frolla is a biscuit that makes inclusion.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frolla goes in everyone’s home to tell the stories of all those guys who took each other by hand and started this incredible journey side by side.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Through their work, they show to the entire world their dignity and autonomy in order to be part of the Community.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frolla is a project made up of smiles by sharing ideas and values.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Putting ourselves in someone else’s shoes is our rule.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frolla is a big family!</p>



<p class="wp-block-paragraph">We believe in humans.</p>



<p class="wp-block-paragraph">We turn the limit into the added value.</p>



<p class="wp-block-paragraph">We change the idea of what is possible and what is not.</p>



<p class="wp-block-paragraph">We live with open hearts towards a better society.</p>



<p class="wp-block-paragraph">This is our soul, this is the soul of Europe that we are proud to represent!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>This is our speech at the European Parliament.</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://frollalab.it/cittadini-europei-2021/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
