Scugnizzo

 In Interviste

Chi è lo ‘scugnizzo’?

‘Scugnizzo’ in dialetto napoletano indica il «monello di strada», un ragazzo astuto, intelligente, simpatico e positivo, la cui dote principale è quella di arrangiarsi come può.

Nella famiglia di Frolla abbiamo un esemplare unico di ‘scugnizzo’: biondo, occhi azzurri, parla in dialetto napoletano strettissimo e… viene dalla Bielorussia.

Alec, questo il suo vero nome, è davvero un ragazzo tutto da conoscere e oggi ci racconta tanto di lui, ci apre una finestra sulla sua vita, svelandoci un orizzonte tutto da scoprire.

Signore e signori, ecco a voi “Scugnizzo”.

Ciao Alec, presentati a tutta la community di Frolla.

Ciao a tutti, mi chiamo Alec Ciuffi, sono nato in Bielorussia ma vivo in Italia da più di 15 anni, anche se stabilmente da soli 5 anni.

Ho 25 anni e vivo da solo in una piccola casa in affitto al centro di Osimo. Ho un fratello e una sorella più grandi di me e i miei genitori ora sono separati.

Ho due lavori part-time, mezza giornata lavoro da Frolla dove principalmente mi occupo di produrre e confezionare i biscotti. L’altra mezza giornata invece vado al Recanatesi (NdR: Residenza per anziani di Osimo). Qui faccio dei piccoli lavoretti come apparecchiare, accompagnare gli ospiti da una stanza all’altra, faccio loro compagnia, tanto che qualcuno si è affezionato e mi chiama ‘nipotino’.

Come ti trovi a vivere da solo?

Sono soddisfatto di vivere da solo, sto imparando tante cose. Anche i miei fratelli mi dicono che sto andando bene e che posso continuare così, che sono insomma fieri di me.

Sai che faccio tutto da solo?! Cucino, lavo, stiro e faccio la spesa… da solo!

La mia casa è piccolina, di soli 35 metri quadri, è composta da un’unica stanza con la cucina, il tavolo per mangiare, il bagno, il letto a castello e sotto un divano per poter guardare la tv e una piccola dispensa, recuperata dalla casa dove vivevo prima.

I primi tempi è stato molto difficile perché non sapevo dove mettere le mani, poi più il tempo passava, più iniziavo a prendere le misure e quasi a divertirmi.

In realtà, all’inizio è stato tutto complicato perché, dopo neanche un mese che mi sono trasferito, è iniziato il lockdown e non potevo avere l’aiuto e la compagnia di nessuno, proprio quando invece ne avrei avuto più bisogno.

Il tempo in pandemia non passava mai, mi annoiavo e così ho chiesto a mio padre di poter tenere la nostra cagnolina “Sheila” a casa mia, per sentirmi meno solo.

E così è stato, da maggio fino ad ottobre l’ho tenuta sempre io, poi purtroppo è morta, aveva ben 18 anni.

Anche se vivo solo, sento spesso la mia famiglia, ieri sera ad esempio sono stato a cena da mia sorella, sarebbe dovuto venire anche mio padre ma purtroppo alla fine non è più venuto perché doveva lavorare, fa il camionista e fa sempre il turno di notte.

I miei genitori ora sono separati. Un anno e mezzo fa abbiamo perso la casa perché non hanno pagato più il mutuo e la banca ha messo la casa all’asta. Qualche pezzo dell’arredamento però sono riuscito a recuperarlo e ad usarlo nella mia casina.

Mia mamma è ritornata a Napoli, dalla sua famiglia d’origine, purtroppo se ne è andata da qua per stare con loro. Io non sono stato contento di questa sua scelta e infatti adesso non ci parlo tanto, mi è dispiaciuto che se ne sia andata. Mi sono sentito abbandonato una seconda volta.

Non lavora e ha avuto dei problemi di salute, ma mi ha promesso che verso luglio torna a trovarmi.

Quando ti hanno proposto di andare a vivere da solo cosa hai pensato?

All’inizio ho avuto paura, soprattutto di sbagliare, di fare grossi danni, di non sapere uscire da un buco che avevo creato io. Avevo paura che potessi combinare qualcosa di grave e trovandomi solo, non avrei saputo cosa fare. Però sto affrontando tutto un passo alla volta e per ora sta andando tutto bene. Forse posso dire che sono in grado di farla questa cosa.

Mi piace vivere da solo ma desidererei poter andare a trovare i miei fratelli e la mia famiglia più spesso, perché io ho comunque bisogno di loro, del loro affetto, di qualcuno che mi faccia sentire parte di una famiglia.

Ti ricordi la vita in Bielorussia?

Me la ricordo come fosse oggi. Diciamo che la vita che ho fatto là non riesco a dimenticarla e spero che un domani, quando e se sarò padre, non farò gli stessi errori dei miei genitori biologici.

Farò tutto per i miei figli, potrò stare male io ma non loro!

I momenti vissuti in Bielorussia non sono stati belli, è una vita che non si augura a nessuno. Dal momento in cui sono stato abbandonato ho affrontato giorno per giorno, tutto quello che la vita mi presentava senza lamentarmi.

Cinque anni fa, però, ho chiesto di poter essere adottato. Per 17 anni infatti sono venuto in Italia due volte l’anno, l’estate e l’inverno, per le vacanze estive e di Natale. Al compimento dei 18 anni però non sarei potuto più venire a fare queste vacanze, la legge non me lo permetteva più, e quindi ho chiesto e ottenuto di essere adottato definitivamente.

Non ho terminato neanche le scuole superiori, appena c’è stato l’ok sono partito subito.

Sei più tornato in Bielorussia?

No, non ancora. È ancora troppo presto. Non saprei come guardare negli occhi i miei amici che sono rimasti là. Io infatti sono andato via senza dire niente a nessuno, mi ero confidato giusto con un paio di ragazzi, ma la maggior parte di loro non sapeva nulla.

Li ho chiamati al telefono quando ero già in Italia per informarli che non sarei più tornato ed è stato brutto. Forse sono stato cattivo nei loro confronti, ma non sapevo come dire loro questa novità senza ferirli.

Loro invece mi hanno dimostrato che sono contenti per me, perchè avevo trovato una famiglia, il lavoro, gli amici, insomma tutte quelle cose che in realtà dovrebbero avere tutti quanti.

Di questa nuova vita, in Italia, qual è la cosa che più ti piace?

Le cose più belle della mia vita di oggi sono tre: la famiglia, gli amici e il lavoro.

La famiglia perché è forse la cosa che ho desiderato avere più di tutti. E la voglio tenere come una cosa preziosa. Anche se ora i miei genitori sono separati, per me sono sempre la mia famiglia e li ringrazio perché mi hanno regalato una grande opportunità.

Mia mamma fin da piccola desiderava avere 3 figli, ma purtroppo questo non è stato possibile, perché dopo il secondo figlio è arrivata la meno pausa così ha deciso di adottarmi. È stato un suo desiderio, tanto che porto il suo cognome, mentre i miei fratelli hanno quello di mio padre.

Gli amici sono importanti perché quando ero piccolo non li avevo, e ora invece ho tante persone che mi fanno sentire ben voluto, accolto. È importante sapere che se ho un problema, c’è qualcuno che mi aiuta.

Il lavoro per me è fondamentale perché mi permette di essere sempre impegnato, di portare lo stipendio a casa, di mangiare, uscire, fare shopping. Senza lavoro non sarei niente.

Sotto il lockdown, stavo malissimo senza lavorare. Ho anche un carattere irrequieto e non sto mai fermo e dover stare a casa per un mese e mezzo, nel mio caso, è stato un problema immenso.

Per un periodo sono stato anche in Croce Verde, proprio perché volevo lavorare a tutti i costi.

C’è qualcosa che vorresti migliorare della tua vita?

Vorrei diventare più maturo. Mi piacerebbe poter ragionare come i grandi, come Gian-Luca e Jacopo. Io, a differenza loro, mi sento ancora piccolo. Vorrei diventare un uomo che sa mantenere la propria famiglia, che sa ragionare. A 25 anni credo che dovrei essere insomma più maturo, più responsabile.

Desidero avere una famiglia tutta mia. È vero che gli altri si fidano di me, ma ancora non mi sento pronto per prendere una responsabilità così grande.

Cerco di fare sempre un passo alla volta.

Non ho mai vissuto da solo, e oggi faccio tutto in autonomia. E questo è per me al momento un grande risultato.

Come ti trovi da Frolla?

Io sto benissimo con i miei “Scugnizzi” (chiamo tutti così!) e sono contento e soddisfatto di avere persone che mi vogliono così bene al fianco. Sono felice anche per il lavoro, amo soprattutto fare i biscotti, stare nel laboratorio e un po’ meno al bar, mi piace infatti lavorare più con le mani che con la bocca (NdR: ridiamo insieme). Ma anche nel laboratorio ci divertiamo un sacco.

Tra poco arriva anche il Frolla Bus e sono emozionato, perché trovo che sia un’idea geniale e spero di poterci andare anch’io qualche volta.

Vuoi aggiungere qualche altra cosa di te, per farti conoscere meglio?

Mi reputo un ragazzo particolare, a giugno cambierò nome, diventerò ‘Alessio’ e non più Alec. Voglio dare un taglio definitivo col passato e magari con un nuovo nome divento anche un po’ più fortunato.

Cerco di fami forza pensando che ho fatto tanto in poco tempo, ma mi dico sempre che dovrei fare un po’ di più.

Sei sempre molto severo con te stesso, sforzati di trovare un pregio e condividilo con me.

Una cosa di cui sono fiero di me è che non mi arrendo mai. Se inizio a fare qualcosa la porto avanti fino alla fine. Ti faccio un esempio, la mia cagnolina “Sheila” che ho tenuto durante il lockdown era molto vecchia e malata, ma l’ho curata con affetto e passione fino all’ultimo, finché il veterinario non mi ha detto che le erano rimasti solo pochi giorni di vita.

Ma io ho l’ho portata avanti il più possibile.

A pensarci bene, hai ragione non è da tutti fare quello che sto facendo io, in un paese straniero in così poco tempo, no?!?

Eh già Scugnizzo, sei un ragazzo d’oro, dal cuore immenso e soprattutto un esempio a cui le nuove generazioni potrebbero guardare per trovare le giuste motivazioni, per non smettere mai di credere nei propri sogni.

Una semplice e profonda testimonianza di coraggio, di spirito e forza morale che possa essere davvero un messaggio per tutti.

“Non ti arrendere mai. Di solito è l’ultima chiave del mazzo quella che apre la porta”

(Paulo Coelho)

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